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Lettera 22 sull'approccio degli italiani alla politica
Di Giorgio Demetrio
 
A margine del convegno promosso a Roma, giovedì 11 marzo, sul rapporto tra informazione e politica, Lettera 22 ritiene utile fornire ulteriori spunti di riflessione sul tema alla luce degli esiti dello studio condotto da Istat sull’approccio degli italiani alla politica.
  Effettuata su un campione di circa 48mila persone, l'indagine (i cui risultati sono stati diffusi l'8 marzo scorso) conferma una consistente quota di disaffezione verso la politica e l’informazione a essa relativa: il 23,3% degli intervistati dai 14 anni in su (più di 11 milioni) ha espulso le vicende della cosa pubblica dal proprio quotidiano.
Sono numerose le chiavi con cui scomporre e analizzare il dato; utilizziamo le tre che riteniamo più significative: la composizione sociale, le ragioni del disinteresse, i canali di informazione scelti.

Più che basarci sulla quantità e le caratteristiche degli italiani che “si informano di politica almeno una volta alla settimana” (pur interessante), ci soffermiamo sulla composizione del campione di cittadini (appena 12 milioni, il 23,6% della popolazione) che ha “ascoltato un dibattito politico almeno una volta negli ultimi 12 mesi”: tra gli intervistati in possesso di laurea sono il 42,4%, con diploma il 31,2%, con licenza media il 20%; tra imprenditori e liberi professionisti il 39,4%, tra gli operai il 19,4%, tra gli studenti il 25,6%, tra chi è in cerca di nuova occupazione il 20,4%.

Il 66,4% di coloro che non si informano di politica dichiara di essere lontano per disinteresse, il 24,8% per sfiducia, percentuali robuste non condizionate – a differenza di quanto si potrebbe immaginare – dal pronunciamento di cittadini con un grado di istruzione medio-basso. Tra i laureati, infatti, il 30% di essi non segue la politica per sfiducia, ben il 65,5% per disinteresse.

Infine i canali di informazione: il 93,5% degli intervistati si informa di politica attraverso la televisione (per il 23% è l’unico mezzo, a conferma del surplus di responsabilità che grava su giornalisti e comunicatori televisivi), seguono i quotidiani (49,9%) e la radio (31,2%).

Tirando le conclusioni, Lettera 22 ritiene che sia anzitutto la politica a doversi interrogare sulle ragioni di una disaffezione così ampia e trasversale. Non avendo mai condiviso, tuttavia, l’approccio distruttivo di quanti hanno lucrato sulla condanna indiscriminata di natura e condotte della classe politica italiana, crediamo che tale riflessione non possa e non debba – in nome di corporativismo acritico – risparmiare i giornalisti. Conoscendo a fondo i limiti della categoria, siamo convinti che perlomeno parte degli italiani oggi distanti dalla politica tornerebbe a seguire un confronto televisivo o a leggere un articolo di cronaca parlamentare se il panorama dell’informazione di questo Paese fosse meno culturalmente sbilanciato a favore di chi continua, dal ’68, a condizionare il dibattito nelle redazioni, nelle università, nelle scuole.
 
Giorgio Demetrio
Lettera 22 sull'approccio degli italiani alla politica
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Scritto da Giorgio Demetrio   
Giovedì 11 Marzo 2010 22:35
 
 

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