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Riflessione sulla pedofilia del clero

Di Giampietro Olivetto

"Oportet ut scandala eveniant"; "E’ buona casa che avvengano gli scandali", dice il Vangelo. Che, in altro passo, ammonisce: "Chi darà scandalo anche a uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio che gli si legasse al collo una macina di pietra e fosse gettato negli abissi del mare". Se dunque a scandalizzare i minori è un prete, il fatto è ancor più terribile. Giusto allora che si parli, senza imbarazzo o vergogna, della pedofilia nel clero cattolico. Giusto che chi si macchia di crimini così gravi, venga denunciato, paghi, sia cacciato dalla Chiesa di Roma.

Ma questa tragedia non può, in maniera strumentale e pregiudiziale, esser presa a pretesto per attaccare indistintamente tutti i preti, il Papa e la Chiesa cattolica. Il che è quanto succede da qualche tempo. Da alcune settimane si mistificano i fatti attorno a vecchi casi (chiariti dalla giustizia civile, terminati con il risarcimento e la condanna dei colpevoli), pur di trascinare nel fango e denigrare Benedetto XVI e un'istituzione, da alcuni, forse, ritenuta anacronistica. I crimini odiosi degli abusi vengono rilanciati sistematicamente, al fine di implicare in tutti i modi la persona del Papa. Quando in ogni episodio, anche il più lontano nel tempo, si insiste nel risalire ai vertici e nel ricondurlo a Roma (se pur in presenza di  colpe chiaramente limitate a livello locale),  significa voler condannare e coinvolgere comunque l’istituzione ecclesiastica. La riproposizione continua di casi del passato, gli attacchi  insistiti ai vertici sono pretestuosi, perche' l'errore di qualcuno non puo' diventare pretesto per generalizzare e squalificare intere categorie di persone e il tanto bene da loro realizzato nel passato come nel presente. Tirare a bersaglio sulla Chiesa

Cattolica, dimenticando quanto di buono essa ha fatto e fa per tutti, crea consensi a buon mercato, rende popolari, ma non onora il senso di verita'. Per pochi casi isolati, si tende a generalizzare, trasformando una istituzione come la Chiesa in una banda di degenerati.  Non è vero ad esempio – e veniamo al concreto - che Roma insabbiò il procedimento a carico dell'americano padre Murphy o di altri sacerdoti statunitensi e tedeschi. Nel caso di Murphy, solo i vertici della Chiesa americana insistettero a indagare su fatti che erano stati, viceversa, archiviati dalla giustizia civile. Un tempo, indubbiamente, ci furono, in diversi casi, silenzi e coperture. Ci sono stati e si registrano ancora, purtroppo, scandali e abusi (fortunatamente in consistente calo e ad opera di un'esigua minoranza). Ma c'è anche – e lo si dovrebbe ricordare - la ferma e coraggiosa condanna di questo Papa e del suo predecessore. Ci sono, da parte della Chiesa, la ricerca della verità, il tentativo di porre termine agli insabbiamenti. C'è, al contrario, una sorta di accanimento di media e organizzazioni internazionali, che rilanciano, come un mantra, accuse di compromissione non vere, forse confidando che una bugia ripetuta mille volte, diventi – lo amava dire Goebbels - verità.  La realtà delle cifre invece è questa: negli ultimi 50 anni i casi di presunta pedofilia nel clero cattolico ono stati poco più di 3000 nel mondo, 300 dei quali acclarati e finiti con una condanna da parte della giustizia civile e quasi tutti con l'allontanamento e la riduzione allo stato laicale dei preti coinvolti. 300 casi accertati, a fronte di un "esercito" di sacerdoti e missionari composto da più di 410 mila persone. Le mele marce dunque, sono, sul totale, una percentuale decisamente irrisoria. Si consideri inoltre che, in aggiunta a preti e vescovi, vi sono nel mondo altre 4 milioni di persone (tramissionari laici, diaconi, catechisti, religiosi non sacerdoti e religiose) impegnate nell’evangelizzazione, nella difesa dei diritti umani, nell’aiuto al prossimo e nello sviluppo delle realtà locali. Secondo un rapporto del governo Usa del 2008, il 64% degli abusi sono commessi da genitori, parenti, conviventi; nelle scuole del paese quasi il 10% dei ragazzi subisce molestie; quanto ai preti cattolici il dossier stima che quelli coinvolti siano meno dello 0,03%.

na statistica resa nota di recente da una fonte americana, la pedofilia interesserebbe una percentuale pari ad appena lo 0,03% del totale dei religiosi. La pedofilia – non dimentichiamolo - è un fenomeno trasversale, è un dramma presente nelle famiglie e in ogni categoria professionale. In Olanda si è persino tentato di dare forma partitica ad un movimento che la giustifica. Eppure sembra, di questi tempi, che solo i preti siano pedofili. Eppure non s'è mai sentito che per un insegnante pedofilo, si chiedano le dimissioni del ministro della pubblica istruzione. Nel 2001 Papa Wojtyla affidò alla congregazione della dottrina della fede, di cui era responsabile il cardinale Ratzinger, la competenza sugli abusi sessuali per poterne trattare in maniera più severa e per evitare che le singole diocesi o i vescovi coprissero le vicende. Da allora, e poi da Papa, Ratzinger ha denunciato i preti pedofili, condannando le reticenze del passato e prendendo le distanze da qualsiasi abuso. Ha chiesto scusa più volte. Ha incontrato, in giro per il mondo, le vittime delle molestie e le associazioni degli abusati. E' intervenuto sulle conferenze episcopali. Ha scritto - nelle scorse settimane - una lettera ai cattolici d'Irlanda, in cui vi sono una condanna inappellabile, l'applicazione intransigente del principio di trasparenza, l'invito esplicito e segnalare all'autorità giudiziaria anche i casi sospetti. Sta predicando e praticando la tolleranza zero…Se quindi è più che doveroso far emergere la vergogna dei casi di pedofilia tra i religiosi, non è altrettanto giusto o corretto, evitare le distinzioni, generalizzare, criminalizzare un'intera categoria e un'istituzione bimillenaria come la Chiesa cattolica, che in oltre venti secoli di storia ha prodotto certamente più bene che male (altrimenti non sarebbe sopravvissuta alle colpe e agli errori di tanti suoi uomini). Non è corretto alimentare stereotipi, far diventare collettive, colpe e responsabilità che rimangono personali. Perchè viene accuratamente nascosta l'entità della diffusione del fenomeno nel clero, che al di là delle apparenze mediatiche, rimane fenomeno molto,ma molto ridotto?  Perchè non si dà analogo spazio alla difesa o alle smentite? Perché non si dice che, dati alla mano, negli ultimi anni sono drasticamente diminuiti i casi di abusi attribuibili al clero, a conferma di una maggiore severità anche delle gerarchie nell’”arruolamento” e nella formazione dei preti? Perchè non accennare anche alle lobby legali che prosperano, ad esempio, negli Stati Uniti, dove si fa causa su tutto e dove vige un fiorente sistema, per cui intanto si accusa, richiamando episodi di venti o trent'anni prima, nella speranza di incassare qualche risarcimento, se non di veder condannato l'accusato? Perché non si parla del lavoro della stragrande maggioranza dei preti e dei religiosi, di quella Chiesa impegnata nel sociale che nel mondo gestisce quasi 120 mila strutture di assistenza socio-sanitaria? Perché nelle cronache non compaiono quasi mai i preti di periferia, i sacerdoti antimafia o anticamorra o i missionari uccisi in servizio (una quarantina solo nel 2009)? Perchè non si ricordano quei "pretacci" di cui ha magistralmente scritto Candido Cannavò (e solo lui)? Perchè non compare mai il lavoro dei tanti, tantissimi testimoni silenziosi della rivoluzione evangelica, di quanti continuano a servire gli altri credendo nell'"uomo che cambiò il mondo"? (così Corrado Augias ama pubblicizzare il suo libro su Gesù). Perché si parla poco dei 200 milioni di cristiani nel mondo perseguitati o vittime di discriminazioni? Le cattive notizie - specie se riguardanti la Chiesa - scacciano, naturalmente, le buone; sono oltremodo gradite ad alcuni media, sempre pronti ad aprire poi, su queste notizie o su frasi, magari estrapolate dal contesto, lo “sfogatoio” dei commenti dei lettori. La semplificazione giornalistica si accompagna al crescente complesso anticattolico e anticristiano di molti media. Ma la sproporzione tra le accuse mosse al Papa e la realtà dei fatti (se pur terribili) è troppa, per non vedere la volontà di addossare alla Chiesa ogni colpa. E' paradossale, ma è così. Giovanni Paolo II era coccolato dai media, piaceva alla società dell'immagine e dei gesti, funzionava alla perfezione. Benedetto XVI è molto meno simpatico, è un uomo di dottrina, parola distante dal mondo contemporaneo dice cose scomode che vanno controcorrente, difende la vita, dall’inizio al termine naturale e condanna l’aborto, princìpi e valori che vengono osteggiati. Parla di bene e di male, di verità morali, di coscienza e trascendenza; ricorda talora i limiti della persona umana. E forze anche per questo va attaccato; va discreditato lui, assieme all’intera Chiesa di Roma.  

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Scritto da Olivetto Giampietro   
Martedì 06 Aprile 2010 12:54
 
 

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