Home Articoli Altro Come eravamo e come saremo: intervento di Paolo Petrecca al I Congresso Lettera22
Come eravamo e come saremo: intervento di Paolo Petrecca al I Congresso Lettera22

 Martedì 14 Giugno 2011

Cari amici e colleghi, politici che siete in salaSiamo giornalisti, soggetto attivo dell’informazione. E credo che per arricchire il dibattito a tre anni dalla nascita di L22 e nel primo congresso dell’associazione, dobbiamo porci delle domande e tentare di dare qualche risposta. Siamo quelli che, almeno parlo per me, da piccoli guardavamo Sergio Telmon che faceva il telegiornale, seguivamo la diretta del tentativo di salvataggio di Alfredino Rampi nel pozzo artesiano di Vermicino, il primo sbarco sulla Luna, e via dicendo, con un pizzico di curiosità, ma anche consapevoli che il mondo della comunicazione stava già cambiando. E stava cambiando soprattutto le nostre vite.  In età adulta, molti, come me, hanno scelto di stare lì dentro, nel vivo, nel cuore del mondo dell’informazione e, nostro malgrado, di entrare nelle case della gente attraverso una scatola nera, ora diventata piatta, ultrapiatta, in modo sempre più veloce e prorompente. Ed è qui che vorrei farvi la prima domanda, che è anche un mettersi in discussione, poi. Perché di questo si tratta: di mettersi sempre in discussione. Allora: come ci stiamo lì dentro? Come ci stavano i nostri precursori? Con lo stesso stile, con lo stesso rispetto per tutti, con le stesse idealità?

Credo che, in associazioni come la nostra, abbiamo il dovere di chiederci questo. E dobbiamo tornare ad interrogarci sui contenuti, e sulla forma che diamo a questi contenuti, quando lavoriamo, quando ospitiamo, quando comunichiamo. Siamo coerenti, deontologicamente corretti, sicuri di non andare mai troppo oltre? Ci fondiamo ancora sui presupposti che ci hanno spinto a fare questo mestiere? E per tentare di rispondere a queste domande, mi piace parlare sempre della mia esperienza, perché mettermi in discussione è una mia prerogativa. E’ quello che mi spinge sempre ad affrontare sfide nuove. Chi mi ha chiesto di fare sindacato, da anni, e parlo dei vertici di Lettera 22, sa quanto entusiasmo metto nelle cose. Così, quasi 4 anni fa, ho scelto di andare a lavorare in un canale difficile della Rai, nel canale All News dell’azienda.  Quello strutturalmente più collocato a sinistra, forse. Anzi, senza forse: quello ideologicamente targato. Insomma, in un canale che poteva davvero minare le mie capacità di reggere a qualsiasi urto e che poteva anche portarmi a scontri duri, feroci. E, nonostante io sia entrato in punta di piedi, così è stato, quasi subito. Anche perché venivo da un modo di fare informazione totalmente diverso. Generalista, in una parola. L’impatto mi ha mandato anche in crisi, a tratti, ma ho cercato di resistere. E anzi, ho cercato di capire come rendermi utile, non solo al canale, ma alla difesa delle mie idee, delle mie logiche, che potrebbero per certi versi essere anche le vostre. Come essere fedele, insomma, a quel progetto che, scegliendo di fare il giornalista, avevo sposato. Ho iniziato a fare proposte, a trovare spazi, a chiamare persone, a fare servizio, in una parola, puntando però a costruire senza creare contrapposizioni forzate. E, alla fine di questi 4 anni, ho capito che, rispettando ed essendo rispettati, a volte si possono portare a casa risultati. Ma a molti di quelli che sono qui voglio dire anche che mi sono sentito molto solo, abbandonato, mai spaventato però. D’altra parte chi fa opposizione e spesso è stato minoranza nella vita non ha paura di essere solo. I miei amici , anche i politici, anche i colleghi più esperti e più bravi, più famosi, forse possono capire cosa vuol dire: la solitudine è un’abile compagna di noi giornalisti, soprattutto quando scegliamo di fare strade in salita. Forse, se più spesso scegliessimo strade in salita, puntando alle idee e a quello che porta a convergere invece che a dividere, allora le cose andrebbero meglio. E’ una cosa che volevo dirvi, perché non ho visto molti di voi, in questo ultimo periodo, ma è necessario un maggiore confronto secondo me, anche per sentirci meno soli quando portiamo avanti le nostre battaglie. E mi è mancato questo confronto, questo contatto con voi, su temi importanti, da cui dipende la nostra vita, almeno quella lavorativa….Un’altra cosa, tornando alla forma e alla sostanza: qualche settimana fa, guardando la tv, da spettatore, oltre che da addetto ai lavori, ho assistito a due cose che mi hanno sconvolto: l’intervista di un collega della Rai regionale ad un boss dei casalesi mentre veniva portato via in manette; e l’ennesimo show di Michele Misseri, grazie ad una intervista – dimostrazione di come aveva ucciso, legato, calato nel pozzo, la nipote ammazzata ad appena 15 anni. Parlo ovviamente di Sara Scazzi. Siamo arrivati a questo? Mi sono chiesto. Siamo noi che dobbiamo dar voce agli assassini, ai ladri, ai manigoldi? O non dovremmo scegliere altre strade: capire, interrogare, fare domande, essendo al di sopra delle cose? Tutto per lo spettacolo… E’ questo, mi sono chiesto, il mondo che consegniamo ai nostri figli? Molti di noi ne hanno, anche piccoli. A cominciare dal ns presidente Corsini. E li costringiamo a vedere ruby, misseri, corona, le gogne mediatiche contro i politici o le dirette dalla camera mentre se le danno di santa ragione? Non dovremmo piuttosto insegnare loro quei valori che a noi hanno tramandato i nostri padri? Non dovremmo far capire loro che il mondo è cambiato, d’accordo, ma il rispetto, la difesa delle idee, la coerenza, tanto per citare alcuni valori fondamentali, sono dentro e fuori quella scatola, al di là delle righe dei giornali e delle chat di internet. Perché li costringiamo a veder spettacoli indecorosi e che, permettetemi di dirlo, non aggiungono nulla e anzi dovrebbero farci vergognare?!Eppure, non ho sentito una voce, non ho letto una nota: né il famoso, rinomato  Usigrai, sindacato unitario dell’azienda dove mi onoro di lavorare, né d’altra parte di sindacati a noi vicini. Nessuno ha sottolineato che dare spazio ad assassini, ladri, manigoldi non è proprio il nostro dovere, ma va ben oltre. E nessuno ha preso le distanze da chi ha dato spazio a spettacoli inutili come quelli. Elementi di riflessione, spero, per essere più pungenti e attenti in futuro. Infine, e chiudo, credo che dovremmo tornare a confrontarci su temi importanti, come associazione. E che dovremmo tornare a vederci anche più spesso per fare da pungolo e per proporre. Essere costruttivi è un dovere, secondo me. E a volte anche indignarsi di fronte alle violazioni di quei principi, di quegli ideali che ci hanno spinto a scegliere di fare un mestiere nobilissimo. Ma che per restare tale deve essere riscoperto ogni giorno.

 

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Scritto da Petrecca Paolo   
Martedì 14 Giugno 2011 21:11
 
 

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