| Perdenti?! |
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In qualsiasi parte del mondo, a qualsiasi livello, dalla politica all’economia, dal calcio alle scuole di cucina, chi perde, in genere, esce di scena. Magari con onore, magari ai calci di rigore, ma senza tanti fronzoli e tante scuse. Semplicemente, se ne va. Da noi, in questo magnifico, contorto Paese, chi perde si ricicla, chiede il conto, batte cassa, spesso ci guadagna o, comunque, resiste. Perché conviene, naturalmente.Guardate Veltroni: elezioni, grandi proclami, programmi nobili, anche a scapito di frantumare la sinistra, anche a costo di rinnegare alcuni principi caratteristici della sinistra. Tanto che l’onda lunga e anomala del PD ha fatto danni anche a Roma, lanciando Alemanno e la destra dopo sequenze sterminate di giunte rosse. Dietro la promessa di una opposizione leale, seria, dialogante e costruttiva, nessun problema a restare in sella, a guidare i delusi, i perdenti, gli sconfitti, dicevamo. Le vicende di queste ultime ore, con la richiesta diretta di Arturo Parisi perché Super Walter lasci, la dicono lunga. All’Assemblea Costituente del PD, dopo riunioni e dibattiti, l’ala prodiana ha chiesto, proprio con l’ex ministro della difesa del precedente Governo, l’addio dell’ex sindaco di Roma. “Si dimetta”, hanno detto Parisi e i suoi. Ma lui, imperterrito, sembra non volerne sapere, in barba a chi, dobbiamo riconoscerlo, è uscito di scena a testa alta, come l’ex Presidente del Consiglio. Tanto a testa alta da non volerne più sapere ora di recitare una parte in commedia, neanche a dover fare il suggeritore illustre. Un bel paese, non c’è che dire, il nostro. Lo stesso che ci consegna un ct azzurro come Donadoni, scelto in modo interno, federale, probabilmente più per logiche di economia aziendale che per capacità oggettive, che lascia in panchina per quasi tutto l’Europeo uno come Del Piero (classifica dei cannonieri appena vinta) e modifica assetti dell’attacco di continuo solo sulla spinta di onde emozionali e di congetture giornalistiche. Uno che da Lippi e da Bearzot non ha saputo imparare proprio niente, ma forse nemmeno dal suo maestro Arrigo Sacchi. Sarà stata anche sfortuna, aver perso ai rigori, ma ora non aspetti Dodadoni che lo facciano fuori. Tra imbarazzi di lega e federazione, vedi le dichiarazioni fintamente rassicuranti di Matarrese e Abete a fine gara con la Spagna, sarebbe meglio che lasciasse lui. Almeno, lo farebbe a testa alta. Ma, la cosa incredibile, è che il modello italiano ora viene anche esportato. Ed è francamente la sola cosa, oltre agli spaghetti, che gli americani riescono a clonare dell’italian style: l’ammissione della sconfitta in cambio di qualcosa. Hillary Clinton, forse in modo inatteso, sconfitta da Barak Obama, ha ammesso non senza resistenze, la debacle. Ma, al termine di un incontro semi-segreto, ha chiesto al sentaore dell’HIllynois una posta alta: la vicepresidenza o un alto incarico in caso di vittoria alle elezioni americane dei democratici. Una donna ostinata, è sembrata: senza peli sulla lingua durante la corsa alle presidenziali, senza timore di diventare rossa alla fine. Un modello che non piace, che assomiglia molto a quello dei manager delle grandi aziende o dei grandi gruppi bancari, che, al termine di un tentativo di rilancio o di ricapitalizzazione per salvare il salvabile, chiedono liquidazioni folli e danno l’impressione di scappare con il maltolto. Ne abbiamo piene le scatole: politici, sindacalisti, imprenditori, faccendieri, allenatori. Tutti si diano una regolata, perché sarebbe molto meglio fare come fece Socrate, che mandò giù la cicuta in un sol fiato senza timore di passare nell’al di là, ma anche alla storia. |
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| Scritto da Petrecca Paolo | |||
| Lunedì 23 Giugno 2008 10:58 | |||
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