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L’USIGRAI, L’AMBIENTE E I BENEFIT (*)

L’anno scorso ho chiesto sia all’attuale segretario dell’Usigrai (Unione sidnacale dei gironalisti RAI), Carlo Verna, sia al precedente eed attuale Presidente dell'FNSI, Roberto Natale, di aprire con l’Azienda – nell’attesa del rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro - un “tavolo di trattativa ambientale”.

Come prima cosa ho chiesto che l’Usigrai si facesse promotore di una nuova iniziativa che coinvolgesse la Rai e l’ATAC. In altre parole ho chiesto un impegno politico-economico per incentivare l’uso del trasporto pubblico. Naturalmente questa proposta sarebbe dovuta partire dai giornalisti Rai ma poi avrebbe dovuto coinvolgere tutto il personale. La proposta, in sintesi, era questa: il dipendente avrebbe pagato una quota, un’altra sarebbe stata a carico dell’Azienda e un’altra a carico dell’Atac. Lo slogan che avevo proposto era “AL SERVIZIO PUBBLICO PIACE IL SERVIZIO PUBBLICO”. Lo scopo dell’iniziativa era quello di partecipare attivamente alla riduzione della CO2 e dell’inquinamento urbano dando un esempio – forte – che, molto probabilmente, sarebbe stato seguito anche da altre aziende. Insomma non si può chiedere sempre e solo agli “altri” di ridurre le emissioni di gas serra, di migliorare la qualità dell’aria delle città, e così via. Se non si interviene in prima persona, se non si cambiano comportamenti è difficile ridurre l’inquinamento ambientale.

Bene, la risposta del segretario dell’Usigrai, Carlo Verna, è stata. “ la cosa non è possibile perché si tratta di un BENEFIT”. Che l’ambiente sia un benefit ne ho francamente qualche dubbio! Ma invito i colleghi a riflettere attentamente su questa risposta. Vorrei riportare alla memoria la vecchia politica sindacale della Fiom (Federazione Italiana Operai Metalmeccanici) e dalla FLM degli anni ’70. In quegli anni c’era pochi – ma coraggiosi – operai delle acciaierie e delle fabbriche metalmeccaniche  che si battevano per un ambiente di lavoro più salubre e meno inquinato. Molti colleghi ricordano che sia il sindacato sia le aziende arrivavano alle minacce e spesso perfino all’emarginazione degli operai che si battevano per la salute in fabbrica e fuori.

La maggior parte di questa èlite sindacale che si batteva per l’ambiente ha finito per essere spesso pre-pensionata o messa a lavorare in situazioni punitive con il placet sindacale. Ricordo che, a quel tempo, la risposta della CGIL a coloro che si mobilitavano per l’ambiente era più o meno questa: “la lotta per la qualità ambientale avrebbe prodotto disoccupazione”, e che “aprire un fronte di trattativa con l’azienda (nel caso specifico mi riferisco all’Italsider) sul fronte ambientale avrebbe impedito sicuramente aumenti in busta paga”. Insomma allora la logica del sindacato era : se non rompete sull’ambiente vi faremo dare qualche soldo in più in busta paga! Vi pare che sia cambiato qualcosa in certa cultura sindacale in quasi 40 anni?

A dire il vero fino ad ora non solo non abbiamo visto un euro, ma neanche un minimo di miglioramento della qualità dell’ambiente di lavoro a Saxa Rubra, anzi, negli ultimi mesi, c’è stato un progressivo peggioramento. Bene, se la filosofia sindacale della sinistra non è cambiata, è cambiata però la cultura del paese. Il nostro sindacato ritiene che lasciare l’auto a casa e venire a lavorare con i mezzi pubblici sia un BENEFIT, cioè un qualcosa in più, un vantaggio per il singolo che ci guadagna qualcosa, non una politica ambientale che tutti dovremmo perseguire. Il nostro segretario ha aggiunto che, “poiché si trattava di un BENEFIT, non poteva essere dato solo ai giornalisti romani della Rai ma a tutte le sedi, e questo era una cosa impossibile”.

Sono perfettamente d’accordo che l’abbonamento ai mezzi pubblici dovrebbe essere concesso a tutti i giornalisti Rai e, aggiungo, non-Rai. Il problema è che se non si comincia da una parte non si comincia da nessuna parte! E questo e’ – molto probabilmente - l’obiettivo vetero-sindacale di Carlo Verna.  E’ chiaro che il problema di certa cultura di sinistra non è quello di lavorare a favore dell’ambiente (vedi il caso Soru in Sardegna che dopo aver fermato le pale eoliche ha cercato di rimettere in funzione le miniere e le centrali a carbone per creare maggiore occupazione!), ma quello di usare l’ambiente e la qualità della vita come armi da usare quando gli altri non fanno a sufficienza e questo perché se l’aria è più pulita e meno inquinata è, come dica il segretario dell’USIGRAI, un BENEFIT!

* Un intervento di carattere sindacale, realtivo alla RAI, ceh riportiamo quì per le sue valenze di interesse generale. (ndr)

L’USIGRAI, L’AMBIENTE E I BENEFIT (*)
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Scritto da Elio Cadelo   
Giovedì 05 Marzo 2009 12:18
 
 

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