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Enrico Mentana viene reintegrato a Mediaset dal giudice e tutti esultano. In prima linea naturalmente il sindacato. Non entro nel merito ma non posso fare a meno di notare l'assordante silenzio su un aspetto che invece mi sembra macroscopico: quando un vip del giornalismo televisivo ricorre alla magistratura per una causa di lavoro ottiene soddisfazione - come in questo caso - nel giro di tre mesi, mentre un precario qualsiasi per vedere riconosciute le proprie ragioni impiega due, tre o talvolta perfino quattro anni.
Posso immaginare che lo studio legale, trovandosi per le mani il dossier di un nome noto, abbia interesse a velocizzare al massimo la pratica. Ci può stare, e comunque sono scelte "strategiche" di un soggetto privato. Non è invece accettabile il "doppiopesismo" del tribunale che normalmente fissa la prima udienza ad almeno un anno di distanza e stavolta in soli tre mesi è arrivato addirittura a sentenza. Eppure, secondo voi, chi è più in grado di attendere con serenità il pronunciamento del giudice? Un direttore, titolare di un ricco contratto, o un precario che in attesa della sentenza rischia di non sapere come mantenere la famiglia? Mi piacerebbe che qualcuno sottolineasse pubblicamente l'assurdità di questa (in)giustizia a due velocità.
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