| Lettera 22 su Fazio - Saviano |
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di Giorgio Demetrio Non ci ha sorpreso “Vieni via con me”. Purtroppo. Ma non vogliamo produrci in una critica sterile, ricalcando – di fatto - l’errore fondamentale commesso da Fazio e Saviano. Il prodotto merita una qualche attenzione, tuttavia si avverte con evidenza che una certa area culturale sprechi sistematicamente le occasioni che propizia. Il monologo di Saviano su “fango” e mafia lo testimonia in modo eloquente: lo scrittore napoletano ha riletto con puntualità la parabola umana e professionale di Giovanni Falcone, ma è scaduto privandosi di incisività e autorevolezza quando ha evocato “macchine del fango” e censori che silenzierebbero gli “scomodi”. E’ qui l’inciampo di Saviano, Fazio, Benigni: la forza della denuncia antimafia, dell’ironia che induce a riflessione, del brano musicale scritto in altro contesto e per altri destinatari, viene fiaccata immancabilmente dall’ossessivo rimando all’oggi berlusconiano. Un refrain stanco, sclerotico, stucchevole. Ancor più quando colpisce colleghi della stampa accusati di “dossieraggio” se non appartenenti alla vasta informazione “corretta” che - al contrario - confezionerebbe solo “inchieste” meritevoli di laude. E allora continui a contrastare ogni sorta di cancro mafioso, l’autore di Gomorra: lo faccia preservando fino in fondo la sua credibilità di professionista che sa essere di esempio. Se però preferisse vestire i panni del “censurato” di mestiere, con l’ottima compagnia di Fazio e Santoro, ci risparmi l’afflato messianico: chi in questo Paese, dal ’46 in avanti, è morto di silenzio proviene da tutt’altra direzione. |
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| Scritto da Demetrio Giorgio | |||
| Martedì 09 Novembre 2010 12:45 | |||
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