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Il segretario agli Interni catalano ha, com’è noto, cazziato l’Italia, accusandola di aver esasperato sulla stampa l’omicidio di Federica Squarise per ‘depistare la popolazione’ tramite i giornali legati a Berlusconi. Proteste dell’ambasciatore Terracciano, scuse ufficiali della Generalitat di Barcellona e presa d’atto del ministro Frattini, giustamente stizzita: ‘Erano doverose’.
Questione chiusa, dunque, almeno fino al prossimo episodio. Già, perché la teoria delle critiche mosse dall’estero ormai è un continuo, specialmente da quando è premier il Cavaliere, che peraltro all’immagine internazionale, sua e dell’Italia, tiene moltissimo: basti vedere l’iperattivismo informale che ha caratterizzato la partecipazione di Berlusconi al G8 in Giappone.In questi giorni, abbiamo assistito anche alla bocciatura, da parte del Parlamento di Strasburgo, del rilevamento delle impronte dei rom, che per Strasburgo violerebbe la Convenzione dei diritti dell’uomo. Il ministro Maroni ha ammesso un errore di comunicazione nell’averlo presentato come una norma volta più a garantire la sicurezza dei cittadini, anziché a proteggere i minori sfruttati, dopo di che sta però giustamente insistendo sulla sua opportunità, oltretutto con una moderazione di toni, nei confronti di quanti lo attaccano, che gli fa onore.Questa querelle ci riporta ad una precedente, dura occasione di scontro con la Spagna in merito alle misure contro gli immigrati clandestini: assurda, considerato che su tale fronte è Zapatero ad avere assunto la politica più rigorosa, con una vera e propria escalation di espulsioni. Evidentemente la compresenza nell’Ue tra il governo italiano di centrodestra e quello ultrasinistro di Zapatero crea a quest’ultimo esecutivo qualche problema.Come quella sui clandestini, però, un po’ tutte le bacchettate giunte da oltre confine hanno un carattere pretestuoso o presuntuoso, nel senso che arrivano da Paesi e istituzioni che ben poco hanno da insegnarci. Si pensi ai toni saccenti usati dai Palazzi dell’Ue nei nostri confronti: il ministro belga Di Rupo che rifiutò la mano a Tatarella, lo show del tedesco Martin Schultz contro Berlusconi, il no della Commissione a Buttiglione designato come commissario alla Giustizia. Beh, ha ragione Berlusconi, i vertici dell’Unione dovrebbero criticare meno e lavorare meglio: serve ‘un drizzone’ ad un’Europa che non trova consenso sui Trattati costitutivi, che spreca soldi e ha i bilanci in rosso, priva di peso sullo scenario internazionale e con una Banca centrale tentennante.Ma ciò che colpisce maggiormente non sono le critiche altrui bensì il silenzio italiano, l’assoluta mancanza di dignità nazionale del nostro Paese. Anzi, la cultura italiana sembra solidarizzare con lo straniero che ci attacca, come durante la partita degli europei quando gli intellettuali engagé hanno tifato Romania. In qualche modo, questa è una chiave che spiega buona parte della nostra storia patria.Nel caso dell’omicidio di Federica, ci saremmo attesi un sussulto di rispetto soprattutto dai giornalisti, sempre pronti a insorgere contro la minima lesione della loro suscettibilità corporativa. L’accusa catalana è infatti doppiamente grave: esplicitamente, poiché sostiene che vi sia una stampa connivente politicamente con il governo, anziché ligia al suo dovere di corretta informazione; implicitamente, perché in tale categoria di lecchini include sostanzialmente tutti i mass media, inclusi quelli più schierati a sinistra come Repubblica, i quali hanno dedicato all’assassinio intere paginate e le aperture dei telegiornali.Invece nulla. Il silenzio. Comitati di redazione, Associazioni di stampa, Fnsi, e Fieg (anche la proprietà editoriale viene toccata dall’accusa), tanto pronti a battersi sul tema delle intercettazioni, non hanno neppure emanato una nota di protesta o di distinguo. In questo caso, i giornalisti italiani hanno forse palesato il loro complesso di inferiorità nei confronti dei colleghi stranieri. Al riguardo, vale la pena di citare però un ultimo aneddoto. Il ministro Meloni ha tenuto alla Stampa estera un incontro molto cordiale, ma non esente dalla solita sequela di pregiudizi e stereotipi: reiterata insistenza sulla giovane età del ministro e paradossali apprezzamenti per il suo essere ‘poco di destra’, in quanto pronta a varare misure per i giovani anche con l’approvazione dell’opposizione. Il ministro ha replicato ai poco informati giornalisti stranieri che non è al centrodestra che si può attribuire la scarsa collaboratività, visto che il Pdl ha appoggiato Prodi nelle scelte di interesse nazionale, come le missioni militari all’estero, mentre ben raramente le opposizioni di sinistra hanno fatto lo stesso. Insomma: gli stranieri che accusano l’Italia farebbero bene a guardare prima il trave nei loro occhi: si pensi alla qualità gossipara di tanta stampa europea, ai casi di cronaca abietti che arrivano dai paesi europei (corruzione politica, criminalità giovanile, pedofilia, rivolte sociali) oppure al fatto che alcuni di essi sono retti da monarchie. Un regime autorevolissimo, intendiamoci, ma che concede ben poca possibilità di accusare gli altri di scarsa democraticità.
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