| Autorità Tlc: le soluzioni si chiamano dtt, sit e web |
|
La relazione del presidente dell’Autorità per le telecomunicazioni merita senz’altro qualche commento, ma cercando di uscire dalla ripetitiva banalità di quelli già usciti sui media. Per cominciare, va evidenziata la constatazione che si tratta, soprattutto, di una fotografia dell’esistente, come giustamente l’ha definita Fedele Confalonieri, con l’aggiunta di un appello demagogico per la qualità televisiva. Uno stile che mi ricorda quell’anziano capo redattore che, in un giornale, ‘passava’ le pagine dopo di me, trovando sempre qualche refuso in più. Poi me le riportava dicendo: ‘vedi, sono più bravo di te’. E io gli rispondevo: ‘Invertiamo l’ordine di controllo’. Anche a Corrado Calabrò bisognerebbe dirglielo: falla tu, una bella tv capace di stare sul mercato, poi ne riparliamo. In questo ha ragione Enrico Mentana, quando dice che le trasmissioni sui delitti, la deriva trash sulla cronaca nera, il gossip elevato ad approfondimento sono quello ‘che vuole la gente’.E’ una motivazione, o una scusa, che si porta dietro l’irrisolto equivoco del rapporto tra domanda e offerta nel libero mercato, certo, ma questo dubbio vale per qualunque prodotto o servizio: le merendine industriali sostituiscono le torte fatte in casa dalle nonne, la tecnologia d’importazione orientale soppianta quella tedesca, la moneta cattiva scaccia la buona. Peraltro, anche nei palinsesti la moneta buona c’è, magari relegata negli orari periferici di minor ascolto: la mattina in Rai circolano gli ottimi, spesso straordinari reportage e documentari de ‘La storia siamo noi’ prodotti da Giovanni Minoli; in terza serata (eufemismo televisivo che sta per ‘di notte’) si trovano spesso film di straordinaria qualità, tra gli ultimi ‘Maria full of grace’, film sul narcotraffico colombiano che non a caso ha fatto man bassa di premi tra il Sundance festival e Berlino. Certo, se uno non è mattiniero o nottambulo bisogna videoregistrarli, ma francamente è uno sforzo minimo. Se invece ci si limita a spaparanzarsi sul divano in prima serata, allora si cuccano i marchettoni estivi (a parte che anche le premiazioni balneari hanno il loro fascino surreale) o gli show sculettanti. E’ il mercato, bellezza! Per dirla in termini appena più dotti, anche la tivvù richiede una certa interazione. La qualità non migliora se il pubblico è totalmente passivo, e purtroppo quello italiano lo è, a seguito di una pluridecennale abitudine a godere di un’offerta ampissima e sostanzialmente gratuita. Questo sistema ha portato alcune distorsioni anche sul piano della cultura diffusa. E’ ingiusto prendersela con ‘Porta a porta’ per la sovresposizione del caso di Cogne quando il padre della povera Eluana Englaro, fautore di una scelta (a mio avviso) discutibilissima di eutanasia, non pago di avere ottenuto l’autorizzazione a staccare la spina alla figlia, continua a rilasciare interviste televisive (speriamo di sbagliarci, ma lo vediamo avviato verso una brillante carriera politica nei radicali). Chi ha cercato di scardinare la passività del sistema mediatico nazionale è Rupert Murdoch, che con Sky ha portato un bel po’ di italiani paganti sul satellite, anche se l’espressione ‘fine del duopolio’ usata da Calabrò appare un po’ esagerata, numeri alla mano. Per lo più, si tratta di spettatori attratti in gran parte da partite, sesso e film di prima visione, non proprio di cultori dell’arte insoddisfatti. Ci sarebbe da chiedersi come mai il sistema italiano alternativo alla televisione ‘in chiaro’, cioè il digitale terrestre per il quale giustamente l’Autorità chiede un percorso accelerato, più economico e comodo rispetto alla parabola, fatichi così tanto ad affermarsi. L’ultimo segnale di investimento sul dtt è il canale Rai4 di Carlo Freccero, che però si limita a raccogliere un po’ di schegge dalla tv esistente. Forse – potremmo malignare dietrologicamente - la ragione delle difficoltà è proprio nella concorrenzialità. Oppure, come dice Antonio Dipollina, Rai e Mediaset tentennano perché temono di erodere le rispettive audience sulla tv tradizionale dove ancora si gioca gran parte del business. Ma anche la tesi dell’ascolto come suprema divinità del sistema televisivo non regge del tutto, visto come la Rai e il suo presidente stanno crocifiggendo Agostino Saccà, l’uomo che con le sue fiction ha consentito all’azienda di recuperare il gap con la concorrenza. Qui, forse, si inserisce il discorso – sollevato dal presidente dell’Authority in termini alquanto banali – della necessità di una riforma per affrancare la Rai da ‘spinte e controspinte politiche’. In realtà, la vicenda delle intercettazioni di Saccà dimostrerebbe una certa inefficacia di tali pressioni che comunque su una azienda pubblica sono inevitabili e, nei corretti termini, persino doverose come assunzione di responsabilità: l’esempio di Nicolas Sarkozy che ha insediato un suo uomo a France Television insegna, ma il solitamente molto citato presidente francese in questo caso è stato del tutto ignorato. Più che invocare taumaturgiche palingenesi, il presidente dell’Autorità Tlc deve indicare soluzioni tecniche, ricordando quelle disponibili tra cui, oltre al digitale terrestre, c’è anche il Sit: il sistema integrato incluso nella Legge Gasparri. Ottimo, poiché stabilisce che tutte le forme di finanziamento alle comunicazioni confluiscano in un paniere sul quale poi stabilire i limiti anti-trust, più che sulla proprietà dei vari mezzi. Quanto il comparto sia strettamente interconnesso (inevitabilmente, visto anche il tipo di servizio) lo dimostra, per ultima, la polemica agitata dagli editori contro la proposta di pubblicare atti e annunci amministrativi solo su Internet. Calabrò ha accennato a reti di nuova generazione, banda larga e Umts, cioè ai telefonini, insistendo compiaciuto sulla riduzione delle tariffe. Ma che roaming e sms costino meno non è solamente una buona notizia, poiché conferma la tendenza degli italiani a consumare tecnologia senza produrne né svilupparne e applicandone pochissima. Insomma, una conferma di quella passività dell’utenza che, unita alla demagogia delle istituzioni competenti, paralizza lo sviluppo delle comunicazioni italiane. Molto più del duopolio, o tripolio che sia. |
|
| Articoli - Sistema delle comunicazioni | |||
| Mercoledì 16 Luglio 2008 07:25 | |||
|
Copyright © 2009 Associazione Lettera 22. Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito possono essere utilizzati citando la fonte.