| Intercettazioni: Enzo Iacopino, Segretario dell'OdG, risponde a Battista |
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Enzo Iacopino, Segretario dell'Ordine nazionale dei giornalisti, risponde alla lettera aperta di Pierluigi Battista sul Corriere. Ho un ricordo personale di Enzo Tortora. Eravamo a Bologna, ad un congresso radicale. Gli ronzavo attorno da un po’ e quando si liberò un posto accanto a lui, in prima fila, mi accovacciai timoroso. Mi presentai e gli dissi che avevo scritto cose poco rispettose, all’epoca dell’inchiesta che lo aveva momentaneamente travolto. Lo pregai di scusarmi. Mi guardò, mi regalò un sorriso mite, tolse una delle sue mani dal bastone e la pose su una delle mie, dicendomi: “Ascoltiamo quel che dice…” l’oratore. Sperai, spero, avesse capito il mio tormento. Io avevo certamente capito: non ho mai dimenticato quella lezione. Leggo, a tratti, cronache che mi provocano imbarazzo. Mi rendo conto, in tutta evidenza, che c’è chi, tra noi, si trasforma in una buca delle lettere di qualche magistrato amante dei riflettori ancor prima che della verità processuale. Mi vergogno se pesco nella memoria non solo quanto io scrissi su Enzo Tortora, ma quanto ho letto su molti giornali – a volte anche sul Corriere – sulle vallette di un’inchiesta (con tanto di nomi e foto), sulla vita privata della figlia di …., imputato in un grande processo della prima Repubblica.Questa è barbarie, non cronaca. Una barbarie che viene aggravata dalla rivendicazione di diritti che troppo spesso fanno i giornalisti. La Costituzione ci affida doveri non diritti, doveri nei confronti dei singoli cittadini e della società.Si risolve il tutto mandando in galera i giornalisti? Credo che nessuno lo pensi. Come farà l’anonimo cronista di provincia ad accertare che quelle notizie, contenute in una intercettazione che qualcuno gli fornisce, fanno parte di materiale che doveva essere distrutto?Mi sottrarrò all’ancor più devastante elenco delle porcherie che, con la museruola o le manette ai giornalisti, in questo nostro Paese sarebbero rimaste impunite o sarebbero continuate più a lungo con grave danno dei cittadini.Per un giornalista, la pena peggiore è non poter scrivere. Pierluigi Battista chiede una proposta ”per fermare i nostri “abusi””. Si diano all’Ordine poteri disciplinari adeguati, con una normativa che consenta di intervenire in tempi rapidi e superare qualche barriera di troppo. Non è una sfida, ma la voglia di assumerci in pieno le nostre responsabilità. Perché non provarci? Enzo Iacopino
A seguire l'intervento di Battista pubblicato sul Corriere:
Particelle elementari Gentili dirigenti della Federazione nazionale della Stampa, illustri rappresentanti dell'Ordine dei giornalisti,non credete che tra i valori costituzionalmente tutelati vi sia anche il diritto di un cittadino nemmeno indagato di non vedersi massacrare dalla pubblicazione di intercettazioni talmente marginali da prevederne addirittura la distruzione disposta dalla stessa magistratura? Non credete cbe il da tutti riconosciuto abuso delle intercettazioni squadernate dai giornali appaia statisticamente irrilevante se considerato in generale, ma devastante, mortale, offensivo, insopportabilmente violento per il singolo che ne viene stritolato? Non credete che il diritto alla riservatezza, il diritto di ciascuno a non vedere sfigurata e distrutta la propria reputazione abbia un valore uguale, non inferiore o superiore, ma semplicemente uguale, a quello che giustamente attribuiamo alla libertà di stampa? Vi piacerebbe che il vostro nome, o il nome di un vostro caro, sia divorato dalla macchina dello sputtanamento pubblico? E se non vi piace, perché fate finta di ignorare la violenza esercitata su altri cittadini cbe pure dovrebbero godere dei vostri diritti? L'articolo 15 della Costituzione vale per voi, ma per i poveri diavoli sprovvisti del magico tesserino dell'Ordine invece no? Gentili e illustri colleghi, sapete indicare una nazione, una sola nazione nel novero delle democrazie occidentali che hanno consuetudine con l'esercizio della libertà di stampa, in cui gli «abusi» siano così frequenti, martellanti, serialmente «abusivi» come da noi? Avete anche una pallida idea di come sia rigidamente applicato il diritto alla riservatezza in Gran Bretagna, che forse una certa dimestichezza con i diritti di tutti e di ciascuno, dall'habeas corpus in poi, la può legittimamente vantare? Possibile che la vostra cecità corporativa, il vostro unilateralismo professionale non vi permetta di vedere çhe la registrazione, la divulgazione, addirittura la teatralizzazione televisiva di conversazioni personali prive di alcun rilievo penale costituisce una forma di linciaggio cbe dovrebbe indignare chiunque abbia a cuo re i diritti fondamentali di ciascuno? Con riconoscente cordialità. di Pierluigi Battista |
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| Scritto da Corsini Paolo (Presidente) | |||
| Giovedì 05 Marzo 2009 12:10 | |||
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