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Giornalisti, ma solo alla memoria

Avviata la 5^ edizione del Premio Baldoni. I giudici sono monumenti del giornalismo. Non sarebbe più giusto che fossero colleghi, in tutti i sensi, di Enzo Baldoni?

E' molto bello onorare la memoria di un valoroso Collega, che ha perduto la vita per la sua passione e per il suo impegno. Ed è bello che la Provincia di Milano abbia promosso anche quest'anno il Premio intitolato ad Enzo Baldoni, morto in Iraq alla fine di agosto del 2004. Siamo alla 5^ edizione, si può concorrere fino al 15 giugno, e l'11 settembre prossimo saranno premiati i servizi “...che abbiano raccontato i processi di dialogo e di comprensione tra diverse culture, etnie e religioni e che siano testimonianza di un impegno legato ai temi della pace, dello sviluppo sostenibile e dell’affermazione dei diritti universali, sociali e civili”.

Sempre prestigiosa la giuria di questo Premio: presidente Severino Salvemini (ordinario alla Bocconi ed esperto di comunicazione), e poi Natalia Aspesi (editorialista di Repubblica), Maurizio Belpietro (direttore di Panorama), Ferruccio De Bortoli (direttore de Il Corriere della Sera), Antonio Di Bella (direttore del Tg3), Dario Di Vico (Corriere della Sera) , Giovanni Morandi (direttore de Il Giorno) e Gianni Riotta (direttore de Il Sole 24 ore).

E' da prevedere che, anche quest'anno, il premio verrà assegnato a bravissimi giornalisti ”on the road”, alcuni sicuramente freelance, per adeguarsi al profilo ideale. Ma i giudici saranno dei “grandi” giornalisti: fra di loro, nemmeno un frelance, nemmeno un pubblicista, quale Enzo Baldoni era. Anzi, come non ricordare che tanti spocchiosi appartenenti alla categoria elitaria, lo chiamavano in preferenza “pubblicitario”, nemmeno pubblicista.

Quando poi è morto, Baldoni come tantissimi altri pubblicisti ammazzati senza avere in tasca uno straccio di contratto e nemmeno di tesserino rosso, è immediatamente diventato “Giornalista”, e i primi a strombazzare questo titolo colorato di sangue sono stati proprio quelli che, solo poco prima, avrebbero giudicato con sopracciò la sua figura professionale.

Anni ricordavo come, di 14 vittime “ufficiali” elencate nel “sacrario” dei giornalisti assassinati negli ultimi 50 anni, oltre la metà fossero state, in vita, “emarginate, sottopagate, lasciate in balìa di sè stesse, relegate fra i pubblicisti anche quando andavano al fronte di guerra o di guerriglia, campale o metropolitana; uno (Beppe Alfano) addirittura iscritto come Pubblicista all'indomani del suo assassinio, dopo venti anni di battaglie giornalistiche contro la mafia e altrettanti di inefficaci richieste di iscrizione, sempre respinte dallo stesso ordine che, dopo morto, lo ha iscritto...”; e da quell'elenco mancava pure un certo Pecorelli, che non è certo crepato di indigestione, comunque la si pensi .

E pensare che oggi, con l'aria che tira in certi Ordini, uno come Enzo Baldoni, potrebbe anche rischiare di essere burocraticamente espulso dall'onorevole Albo.

Insomma, va bene il Premio, perchè ci ricorda Baldoni, e perchè favorirà qualche bravo giovane che ha fatto un buon lavoro.

Ma, ancora una volta, chiediamo ai promotori: non pensate che l'omaggio più bello alla memoria di quello sfortunato pubblicista freelance sarebbe il dare un ruolo di premianti, e non solo di premiati, a quelli che sono davvero come lui, e che rappresentano un modo di fare e di intendere il giornalismo certamente molto diverso da quello delle monumentalità ancor oggi schierate?

Giornalisti, ma solo alla memoria
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Scritto da Giacomo Carioti   
 
 

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