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La tattica è evidente e scandalosa. Prima si convoca Minzolini al settimo piano di viale Mazzini perché non allineato alla grancassa mediatica sulle scandalose orge del pedofilo-premier.
Lui però, che un po' di pelo sullo stomaco ce l'ha, risponde picche, spiegando che finché il gossip non diventa notizia, cioè estremo di reato, non ritiene così indispensabile spararla. Allora, adesso, il vertice Rai lo minaccia con l'audience. Un cda che tratta come un caso patologico di emergenza una flessione di ascolti a inizio direzione tg non si era mai vista, sembrava una esclusiva degli show, cancellati dopo un paio di puntate se non ottengono i risultati attesi dalla rete e dagli sponsor. E' questa, adesso, la logica che impera nell'informazione pubblica? Tutto sommato potremmo anche starci, ma solo se fosse applicata senza discriminazioni di linea politica. Il peggio è che di fronte a queste ingerenze inammissibili i colleghi, i sindacati e i paladini della libertà di informazione in servizio permanente effettivo tacciono.
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Scritto da Marco Ferrazzoli
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