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Quel 'Papa de roma' non è credibile

L'invito lanciato dal vice-ministro Roberto Castelli, "basta con il romanesco nelle fiction", è una utile provocazione. Come ha spiegato l'esponente leghista, l'inflazione dell'accento capitolino nella fiction "dà fastidio non tanto per una questione localistica o campanilistica", ma perchè "è chiaro che il linguaggio è parte essenziale dei personaggi: sentire parlare con accento romanesco Giovanni XXIII che era bergamasco verace, è sbagliato storicamente".

In effetti, l'idea di affidare il personaggio del 'Papa buono' a Massimo Ghini, bravo ma molto targato come 'romano de roma', anche a causa del suo marcato accento, appare fuorviante per la credibilità del film e pone da un lato il problema della insufficiente attenzione dei nuovi attori alla dizione (Alberto Sordi fu anche un simpaticissimo gondoliere e Adriano Celentano si cimentò come 'Er più', ma facendo per lo meno uno sforzo di calarsi in dialetti così lontani dai loro) e dall'altro la questione del quasi monopolio romano nella comunicazione: il fatto che a Roma abbiano sede la Rai, Cinecittà e molti altri centri di produzione audio-video, è giustificato ma determina una sorta di elezione del romanesco a lingua 'ufficiale' nei programmi tv, nei serial, nei tg e nei gr.

Né ci sembra condivisibile la risposta di Massimo Ghini a Castelli: “Ricordo che nella fiction Barbarossa l’eroe leghista Alberto da Giussano è interpretato da Raz Degan, un israeliano“. A parte l'involontaria equivocità vagamente razzista del riferimento, presumiamo che Degan, nel film - che sarà proiettato in anteprima al Castello sforzesco e uscirà nelle sale il 2 ottobre - sarà doppiato in un italiano 'pulito'.

Né vale il ragionamento fatto dal romano - guarda caso - Flavio Insinna: «Il problema è fare bene il proprio mestiere, in dialetto o in lingua poco importa». Un conto è uno show dove vince la simpatia, che può essere quella nordica di un Bisio, romana di un Insinna o napoletana di un Vincenzo Salemme, che a partire dal 16 settembre su Rai Due condurrà un programma dal titolo e dai contenuti molto opportuni, "Nord e Sud", quattro puntate dedicate a esplorare tutto l'arcipelago italiano della risata, da regione a regione, a partire dai grandi classici della commedia italiana. Un conto è però la credibilità linguistica dei personaggi, la cura del doppiaggio, e dunque l'esigenza che Giovanni XXIII resti bergamasco, italiano e universale quale fu nella vita.

Quel 'Papa de roma' non è credibile
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Articoli - Sistema delle comunicazioni
Scritto da Battista Falconi   
Giovedì 16 Luglio 2009 10:48
 
 

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