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Da Repubblica ad Avvenire: chi di sputtanamento ferisce...
Il caotico e perverso intreccio tra conflitto politico e battage mediatico sta producendo i frutti che era ragionevole attendersi e la responsabilità del cosiddetto "imbarbarimento" va addebitata a chi per primo e con maggior aggressività ha utilizzato la stampa come una vera e propria arma politica anziché come strumento di informazione. Magari mascherando quest'abuso sotto l'equivoca etichetta dei media "cani da guardia della democrazia": citiamo, tanto per capirci, da un'espressione spesso usata da colleghi giornalisti e sindacalisti di area progressista.
Cosa stia accadendo è sotto gli occhi di tutti. Il gruppo Repubblica-L'Espresso, legittimamente quanto esplicitamente organico all'attuale opposizione, conduce da mesi la battaglia sulle "dieci domande a Silvio Berlusconi", slogan reiterato al limite dell'autismo e dell'onanismo. Adesso il Premier ha reagito ritenendo gli interrogativi di Repubblica, con più di qualche ragione, tali solo da un punto di vista formale e, nella sostanza, equivalenti ad affermazioni di carattere diffamatorio (sempre secondo il Cavaliere).
Tale scelta, lo chiariamo, non è apprezzata da Lettera 22, che considera sempre fuori luogo il trasferimento delle polemiche culturali sul piano giudiziario: dobbiamo però convenire che si tratta di una reazione prevedibile da parte di un cittadino che, al di là del suo ruolo istituzionale, si consideri diffamato e al quale, secondo un intangibile principio giuridico, va riconosciuto il principio di innocenza presuntiva.
Ma non basta. Alle trombe suonate incessantemente dai media progressisti hanno cominciato a rispondere - anche questo era ampiamente prevedibile - le campane di centro-destra. In particolare, si è distinto per il vigore della squilla il Giornale di Vittorio Feltri, che ha accusato di scarsa moralità il direttore dell'Avvenire, Dino Boffo, adducendo inoppugnabili quanto precisi precedenti giudiziari. Il quotidiano della Cei, lo ricordiamo ai più distratti, nelle ultime settimane si è distinto per una continuativa campagna di stampa contro il governo, basata soprattutto su critiche di carattere morale (com'è scontato per la voce ufficiale dei nostri Vescovi).
Ma quando si svolge il ruolo dei moralisti, il minimo è che si subisca lo stesso screening etico che si compie sugli altri. All'inchiesta di Feltri, tra l'altro, è giunta quale incontestabile attestazione di indipendenza una dissociazione dello stesso Silvio Berlusconi, fratello dell'editore del quotidiano, Paolo, nonché presunto beneficiario dello scoop feltriano.
Di nuovo: dal punto di vista dello stile riteniamo che il giornalismo di Feltri sia opinabile. Ma di fronte alla veridicità delle notizie qualunque obiezione cade, incluse quelle di stile e quelle relative alla privacy o alla distinzione tra comportamenti privati e ruoli pubblici o professionali. Lo diciamo, non si fosse compreso, ripetendo quasi a pappagallo il principio sbandierato durante tutta l'estate dalla sinistra politica e mediatica, Dunque, per favore, ora non tiriamo fuori l'imbarbarimento e rispettiamo invece, sacralmente, la libertà di stampa tanto invocata a favore di Repubblica, Avvenire, compagni e fratelli.
Questi organi di informazione stanno "sputtanando" da mesi il nostro premier e, dunque, indirettamente, il nostro governo e il nostro Paese. Ma chi di "sputtanamento" ferisce, spesso, dello stesso perisce.
Da Repubblica ad Avvenire: chi di sputtanamento ferisce...
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Articoli - Sistema delle comunicazioni
Scritto da Battista Falconi   
Sabato 29 Agosto 2009 14:18
 
 

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