| Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi (Longanesi) |
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Per essa sono stati versati fiumi di sangue, spesso innocente, di chi ha fatto di essa un ideale di tutta la propria esistenza. Ma la libertà non può essere disgiunta dalla verità dei fatti, altrimenti sarebbe una sopraffazione. Ora, il 3 ottobre tutto il Paese è chiamato a manifestare a Roma sulla libertà di stampa contro l’egemonia berlusconiana, anzi per alcune fonti straniere avremo in pratica già perso la libertà di esprimerci, d’informare, una cappa impetrabile è scesa su tutti noi e non ce ne saremmo accorti se non ci fossero i soliti pochi ed “eroici” giornalisti in compagnia di intellettuali e con l’inseparabile società civile (mai ben identificata, ndr), sempre in prima fila per difendere sempre e dovunque i diritti di tutti. Per chi scrive, perdere la libertà di informazione significa andare al tribunale della propria città per iscrivere un nuovo giornale e vedersi negata l’autorizzazione senza alcuna motivazione, è andare in edicola e vedere un solo quotidiano o navigare su internet e vedere un monoscopio con un solo sito, quello del governo-regime. Significa anche assistere, senza poter agire, quando dei facinorosi incendiano la redazione di un giornale, intimidiscono i giornalisti e l’editore a non pubblicare più nulla, è mancanza di libertà d’informazione acquistare giornali stranieri e trovare intere righe di testo cancellate da omissis, togliere finanziamenti, imporre uomini all’interno dei giornali come dei super visori, dovere, infine, passare al vaglio di un nuovo “minculpop” non solo le notizie da pubblicare, ma anche ogni proprio pensiero. Se tutto questo accade veramente in Italia, allora altro che sfilare, dobbiamo scendere tutti compatti nelle strade per combattere con ogni mezzo. Non ci sono attenuanti morali o civili. Come fecero nel XVIII° secolo i rivoltosi di Boston contro gli Inglesi, abbiamo il dovere ed anche il diritto di suonare la nostra Campana della Libertà, ma se le cose non stanno così, allora bisogna riflettere. Una continua chiamata alla mobilitazione delle coscienze senza una reale situazione di pericolo, rischia di banalizzare una battaglia sacrosanta e questa sarebbe una grave colpa non solo per l’informazione, ma per la società tutta, nessuno escluso. |
| Scritto da Antonello Cannarozzo | |||
| Lunedì 21 Settembre 2009 16:01 | |||
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