| Il sindacato contro il lavoratore |
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L’egemonia del sindacato unico nel settore del giornalismo si sta rivelando deleterio per i lavoratori. La crisi dell’editoria è evidente e sotto gli occhi di tutti, ciononostante l’FNSI sembra tesa ed impegnata alla rovina di una professione già fiaccata. E il problema riguarda sia la stampa che la Tv Lasciamo i miti alle epoche classiche. Nell’immaginario comune le associazioni di categoria dovrebbero tutelare il lavoratore e le sue condizioni, con un impegno continuo e valido. All’atto pratico, purtroppo, le aspettative vengono regolarmente disattese con una certa dose di ipocrisia.«Nel giornalismo, la situazione occupazionale attuale è figlia della gestione della Federazione Nazionale Stampa Italiana che solo a parole si preoccupa di precariato e diritti», dice Paolo Corsini, Presidente dell’Associazione Lettera22. «Quanto avvenuto con l’ultimo contratto di lavoro ne è un esempio lampante: questo infatti non è stato niente altro che un vero e proprio accordo fra un sindacato “monocromatico” e la FIEG -ovvero i“padroni”, permettendo così agli editori di dichiarare stati di crisi liberandosi di centinaia di redattori con la scusa del prepensionamento. Il risultato? Il blocco del mercato del lavoro giornalistico già di per sé agonizzante». Negli ultimi mesi, infatti, in molte testate italiane si è registrato un ricorso indiscriminato allo strumento del prepensionamento facilmente concesso proprio dalla FNSI. Così le diciannove testate del gruppo e-Polis hanno sospeso le pubblicazioni licenziando ben 51 giornalisti su un organico di 131 individui. A questo si deve aggiungere lo “stato di crisi” de Il Giornale, previsto per circa due anni con 40 esuberi nonostante la testata stesse colmando il debito pregresso e incrementando le vendite. Questi due purtroppo non sono gli unici casi, ma solo quelli fra i più recenti. «E' anche per questo –ribadisce Corsini- che è necessario impegnarsi per le prossime elezioni sindacali 2010 al fine di eleggere i delegati ai congressi dell’Associazione Stampa Romana e della FNSI». Questo autunno infatti, i giornalisti italiani avranno l'occasione di «esprimere fattivamente la loro opinione su chi ha concorso a portare la professione in uno stato comatoso, facendo sì che ai prossimi congressi FNSI e ASR si decida un cambio di rotta: oramai si è arrivati a un punto tale che lamentarsi dello stato delle cose senza impegnarsi per cambiarle significa diventare correi di una situazione a dir poco disastrosa». Marco Ferrazzoli, segretario della stessa Lettera22 spiega che l’associazione, congiuntamente con la corrente “Alternativa” della Federazione Nazionale Stampa Italiana, è fermamente convinto «dell’importanza di presentare delle liste proprie, distinguibili dalla vecchia pangea sindacale che è l’FNSI». Le liste, prosegue Ferrazzoli, «dovranno presentare i nomi di colleghi onesti, validi e che considerino il sindacato uno strumento di tutti e non come il fortino del potere di pochi». L’atteggiamento autolesionista e di attacco sotterraneo da parte del Sindacato che dovrebbe tutelare la categoria invece che smantellarla, si ripresenta anche nella Tv di Stato. L’Usigrai, ovvero l’associazione di categoria dei giornalisti della Rai, è impegnata in un attacco dall’interno nei confronti dei dipendenti del Tg1. L’accusa arriva da un membro dell’esecutivo stesso nella sua componente “Alternativa”, la Urla. Stefano Campagna, giornalista del telegiornale dell’ammiraglia Rai, parla di «clava politica del Sindacato» e vede nell’attacco di Carlo Verna, Segretario nazionale dell’Usigrai, mere logiche di inaccettabile faziosità politica. «L’Usigrai –dice Campagna- tace sulle minacce ai redattori dell’ammiraglia, pubblicate online da “il Fatto Quotidiano” e non menziona i disagi nelle redazione dei “direttori amici” né le “censure” denunciate da Oliviero Bea, ma è sempre pronto ad esercitare un consueto “manganellismo mediatico”». In quel frangente Verna giustificò l’assenza di un comunicato con l’impossibilità di convocare, durante le ferie, l’esecutivo. «Eppure c’è una palese contraddizione – prosegue il rappresentante della Urla- da un lato infatti L’Usigrai aderisce all’ “antiberlusconismo organizzato”, ma all’interno si afferma, ad intermittenza strategica, il “Vernismo”». Ne è una dimostrazione la lettura in diretta, durante l’edizione del Tg1 delle 20;00, di un comunicato in cui si sostiene che il Tg ammiraglio perda spazi informativi con “Tg1 60 secondi”. «Il Segretario dell’Usigrai –incalza Campagna- danneggia l’immagine del principale telegiornale che contribuisce notevolmente agli introiti aziendali: evidentemente Verna fa troppo poco giornalismo e molto sindacato se non sa leggere i dati di ascolto nel suo complesso». In questo caso il linciaggio al Tg1, sembra prendere le fattezze dell’opportunismo politico. «Dobbiamo tutelare i giornalisti o portare i cavalli dove vuole il “padrone”? Sarebbe più opportuno difendere l’azienda invece di affossarla». |
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| Scritto da Lippi Francesca | |||
| Martedì 21 Settembre 2010 10:44 | |||
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