TRASPARENZE

Sul dizionario della lingua italiana di De Mauro alla voce “trasparenza” si legge “1 l’essere trasparente, esempio: la trasparenza del vetro, dell’acqua. 2 onestà, linearità degli atti e dei comportamenti, esempio: nell’amministrazione pubblica è necessaria una maggiore trasparenza”.

Il primo settembre la Rai ha pubblicato, sul proprio sito internet, l’avviso della selezione di giornalisti professionisti, da impiegare nelle redazioni regionali, con contratti a tempo determinato. Selezione che, con molta enfasi, è stata definita “trasparente”.

Il limite di età per poter partecipare è stato fissato a 36 anni: data di nascita non anteriore al primo luglio 1974. Una data che non appare molto “trasparente”. Qual è il criterio in base al quale è stata scelta?

Due anni fa è stata fatta una selezione analoga. In quel caso, il limite di età è stato fissato a 30 anni, ossia data di nascita non anteriore al primo gennaio 1978. Cosa che appare logica e “trasparente”, prevedendo questa soglia di età. Come mai nel 2008 è stata data la possibilità di partecipare a tutti i giornalisti professionisti nati nel ’78? Come mai nel 2010 possono partecipare solo quelli nati dopo il primo luglio e non dopo il primo gennaio del ’74?

Un altro criterio in cui sembra non esserci “linearità degli atti e dei comportamenti” tra la selezione del 2008 e quella odierna, è quello relativo al voto di laurea. Due fa anni era richiesta la laurea con il massimo dei voti, 110/110. Oggi è sufficiente la laurea anche con la votazione minima. Come mai si è passati dal massimo al minimo dei voti?

Un altro criterio ancora è quello della residenza. Per partecipare alla selezione bisogna essere residenti in una delle regioni elencate nel bando, in pratica tutte tranne il Lazio. Richiedere la residenza in una regione in particolare, appare non perfettamente in linea con la normativa europea sulla libera circolazione dei lavoratori. Escludere i residenti nel Lazio, oltre ad apparire in contrasto con le norme Ue, sembrerebbe anche essere un criterio discriminatorio.

Un giornalista professionista che, in quanto residente nel Lazio, non ha avuto modo di presentare la domanda di partecipazione, si è rivolto al Tribunale amministrativo regionale. Il Tar ha ammesso con riserva alla selezione il giornalista, in attesa della decisione definitiva. Il 7 ottobre c’è stata la prima udienza. La prossima è stata fissata per il 21 ottobre. Finché si protrae il contenzioso giudiziario, è difficile immaginare che la selezione abbia effettivamente luogo.

Occorre fare un passo indietro. Prima dell’estate, quindi ben prima che uscisse il bando, l’onorevole Marcello De Angelis aveva sollevato nella commissione di Vigilanza Rai, le questioni che hanno portato all’attuale  situazione di stallo: il limite di età, che una consolidata giurisprudenza considera illegittimo per le selezione relative alle aziende pubbliche, il criterio della residenza e via dicendo. De Angelis aveva chiesto innanzitutto di eliminare il limite di età. Tuttavia, nel caso in cui fosse stato comunque previsto, aveva chiesto di riservare una quota dei posti disponibili a giornalisti professionisti iscritti nelle liste di disoccupazione, senza considerare l’età. Una esigenza resa ancora più forte dalla fase di crisi economica che colpisce duramente il settore editoriale.

Un'altra richiesta che è stata avanzata espressamente, è stata quella di convocare in Vigilanza un responsabile dell’ufficio del Personale della Rai ed un responsabile del Sindacato dei giornalisti Rai, che spiegassero le ragioni sulla base delle quali sono stati decisi i criteri per accedere alla selezione.

Nel verbale dell’incontro durante il quale è stato raggiunto l’accordo si legge: “L'Azienda, accogliendo la richiesta formulata dal Sindacato, precisa che, in considerazione dei criteri di trasparenza adottati, la partecipazione alla procedura selettiva non sarà preclusa a parenti di dipendenti”.

In merito, appare evidente un paradosso. In pratica, dal momento che i criteri sarebbero “trasparenti”, per la prima volta nella storia dell’Azienda, si deroga ad una rigida normativa interna, la quale prevede che i parenti stretti dei dipendenti non possano in alcun modo essere impiegati in Rai. Una regola che è evidentemente dettata, solo ed esclusivamente, da esigenze di "trasparenza".

TRASPARENZE
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Articoli - Sistema delle comunicazioni
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Venerdì 08 Ottobre 2010 19:09
 
 

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