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di Giacomo Carioti
LETTERA APERTA al Dott. Roberto Natale Presidente della FNSI
Caro Presidente, credo che la mia vicenda ti sia ben nota. Da tempo immemorabile -e pertanto al di fuori di ogni regola statutaria- attendo che un mio ricorso ai Probiviri venga, non dico deliberato, ma addirittura notificato ed istruito.
Credo che questa situazione, anche al di là del merito, sia oggettivamente inaccettabile,oltre che inconcepibile. La mia ultima sollecitazione del 30 giugno scorso -riassuntiva di un percorso tanto travagliato quanto assurdo-, inviata a te come a tutti i probiviri e presidenti interessati, è a tutt'oggi senza il minimo riscontro. Quella lettera rievoca una impressionante serie di “misteri procedurali” nei confronti di un collega che aveva semplicemente chiesto -nei tempi e nei modi stabiliti nel nostro Statuto- l'applicazione di un elementare diritto, e l'adempimento di un elementare dovere da parte del Sindacato, e che invano tuttora ne invoca l'attuazione. Sono trascorsi anni (!!!) da quando ho presentato un esposto al collegio dei probiviri della mia associazione regionale, dopo di che, di fronte al nulla di fatto, ho rimesso il tutto nelle mani del Collegio Nazionale, che ha ritenuto di non assumere in proprio il giudizio, ma di rimetterlo ad altro collegio regionale. Da allora, né il mio collegio regionale, né il collegio terzo, né il Nazionale, hanno ritenuto di attuare -a quanto mi consta- il ben che minimo, e dovuto, iniziale procedimento, che, da una parte o dall'altra -o anche da tutte e tre, che ne avevano titolo- doveva comunque e necessariamente scaturire. Pertanto, in tutto questo tempo -che mi vergogno anche un po' di ricordare, tanto è assurda e addirittura surreale questa situazione- non è accaduto assolutamente nulla, nonostante l'imponente quanto sterile carteggio. In conclusione: salvo errore, o mancanza della dovuta informazione nei miei confronti, nessuno ha fatto, né sta facendo, alcunchè. Non posso che prendere atto di una sconcertante impotenza, che offende la mia dignità, come quella di chiunque abbia una sensibilità di sodalizio. Mi chiedo anche come sia possibile perseguire, e far applicare dai nostri interlocutori di controparte, i principi da noi sempre invocati di giustizia sindacale, quando al nostro interno non siamo in grado, non dico nemmeno di applicare, ma quanto meno di considerare, la più elementare e minima giustizia associativa. Se sbaglio, correggimi, con qualche notizia concreta. Nell'approssimarsi delle scadenze dei mandati sociali, ti chiedo -nell'interesse comune, non certo solo mio- se tutta questa storia, così come fin qui si è svolta, sia “normale”, e se ritieni che la attuale “legislatura” debba chiudersi con questa irrisolta pendenza. Nell'attesa di un tuo cortese riscontro, ti invio i miei più cordiali saluti, Giacomo Carioti Roma,4 Novembre 2010
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