| Quando la rete va oltre le regole (quanto guadagni tu?) |
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Succede che due giorni fa, come è noto, l'Agenzia delle Entrate pubblica le dichiarazioni dei redditi di tutti gli italiani. Alzi la mano chi non è andato a curiosare fino al momento in cui è intervenuto il Garante della Privacy per bloccarne la pubblicazione. Succede, però, che la rete è una sorta di gigantesco calderone che fagogita tutto. Dunque, una volta che hai messo on line qualcosa, difficilmente non riuscirai a ritrovarne traccia in qualche modo. Così oggi basta andare su emule, scaricare un programma peer to peer (ovvero un programma di scambio file) e ritrovare le dichiarazioni perdute.
Questa vicenda è lo spunto per tre rapide osservazioni. Numero 1: E' molto difficile dare regole alla rete, racchiudere in schemi il mondo della multimedialità. Lo si è visto anche quando l'ex-sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'editoria ha presentato la proposta di riforma del settore, in cui voleva che anche i blog fossero registrati nel Roc, scatenando un'alzata di scudi generale e una riflessione sull'impossibilità di burocratizzare la rete. Questo non significa che non bisogna darsi delle regole, ma con cognizione di causa della materia di cui parliamo. Numero 2: Urge che la categoria dei giornalisti e tutti coloro che si occupano di comunicazione si interroghino sulla necessità di un aggionramento permanente sul mondo della multimedialità. E questo vale per tutti i settori: per chi lavora nella tv, in radio, nella carta stampata, nelle agenzie, negli uffici stampa. Sarebbe importante, con lo stimolo dell'Fnsi e con il contributo cruciale dell'Ordine, che le troppe scuole di giornalismo rendano obbligatorio lo studio approfondito dei mezzi multimediali e che si promuovessero per tutti corsi di aggiornamento continui. Numero 3: La vicenda delle dichiarazioni dei redditi fa emergere ancora una volta che la direzione che sta indicando la Fnsi, nella sua contrattazione nazionale con la Fieg, forse non è proprio quella giusta. Come si fa, infatti, a definire il giornalista multimediale, dal momento che ognuno dei nostri mestieri (di chi fa radio come di chi fa tv, di chi lavora in agenzia come di chi fa uffici stampa o lavora nella carta stampata) sarà in qualche modo coinvolto o travolto dalla multimedialità? Non siamo destinati, forse, tutti, ad essere digitali prima o poi? |
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| Scritto da Lucilla Parlato | |||
| Venerdì 02 Maggio 2008 12:01 | |||
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