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Mamme lavoratrici... ma non erano meglio i fornelli?

Non c’è nessuno al mondo bersagliato come la neo-mamma. Sì, la tenerezza, l’affettuosità nei confronti della puerpera… ma i sentimenti positivi durano davvero poco per far spazio a un rimbrotto globale persistente indirizzato alla genitrice. Se vai in giro con il bambino che piange, tutti che ti guardano con occhio severo: “Signora, il bambino piange… lo prenda in braccio”. Non sono mica sorda, ti verrebbe da rispondere.

Se lo tieni sotto il sole: “Signora sta sotto il sole, sente caldo”. Se sta all’ombra: “Signora, sta all’ombra, sente freddo”. Se sta senza calzini: “Oh che bei piedini, ma signora si gelano”, e che importanza ha se fa 30 gradi all’ombra. Se per richiamare il fratellino più grande ti scappa: “Sbrigati che c’è il lupo”, può capitare che qualcuno con piglio severo ti rimproveri: “Eh no, signora, il lupo nooo! Lo traumatizza”. Vagli a spiegare che la traumatizzata sei tu… Eppoi, il bambino è stitico? La colpa è tua: “…Chissà che hai mangiato?”; ha la diarrea? E’ sempre colpa tua: “Lo credo, ti sei mangiata un pezzo di torta”. Allatti sia l’uno che l’altro: sei sfiancata, vorresti essere considerata un’eroina dei nostri tempi perché dare il più prezioso degli alimenti a due ‘bestioline’ voraci, uno di due anni e mezzo e l’altro di 5 mesi… è un’ impresa eroica. Ma quando mai: tutti che ti guardano con certi occhi, come fossi una criminale, e giù lì a sentenziare: “Ma signora il latte fino a sei mesi!”. Mentre cambi il pannolino al piccolo, che nel frattempo piange disperato, il grande gli scassa un giocattolo sulla fronte e tu vedi l’infante socchiudere gli occhi e aggrottare le ciglia, pensi stia lì lì per morire, che fai? Niente di più naturale di qualche sculacciata al colpevole. Però vorresti essere confortata e magari vai pure a raccontare il fatto. E lì son guai: ”Ma no, signora, male, malissimo, i bambini non si educano con le botte. Solo con le parole”.

E allora può capitare che tu ti senta un mostro: invano cerchi di spiegare che a volte per stabilire i confini tra il lecito e… bla, bla, bla ...e tenti di recuperare dall’oblio quel minimo di psicopedagogia appresa durante la gravidanza o all’università. Macché c’è sempre qualcuno pronto a farti sentire come la mamma di Cogne.
Il bello, o il brutto, è che questo è la prima parte del racconto. La seconda parte è quella che riguarda il lavoro. Sei una mamma lavoratrice, anzi una professionista, ami quello che fai e tavolta capita che il senso di responsabilità ti trattenga in ufficio più del dovuto. E lì sono di nuovo guai. “Stai troppo fuori”, “sei una madre di famiglia”, “guarda la casa, che disordine”. Poi ci si mette tua suocera: “Non puoi trovarti un lavoro part time?”. Poi ci si mette il marito che diventa sempre più ingombrante ai fornelli, che ama stare con i bambini e fare il bucato. Manca solo che si metta a stirare, cosa che tu detesti fare, dopodiché sei davvero finita.

Poi ci si mettono i capi: “Figli: adesso basta, hai dato già alla Patria”. Vuoi il part time, ma come fai a lasciare il lavoro, vuoi le ferie? Scherzi, e fino a ora che hai fatto? Beh era la maternità vorresti rispondere, ma poi…glissons.

Poi c’è la pubblicità: mamme perfette linde, sorridenti, appena appena truccate eppure bellissime, con in braccio bambini senza una macchiolina sui vestitini; oppure donne in carriera, sorridenti, gambe lunghe, pancia tonica. Tu ti guardi allo specchio e ti rendi conto che c’è qualcosa che non va. Capisci che la tua vita non è più tua: te l’hanno rubata. Chi è stato? Il femminismo che, con l’ansia della parità, ti ha scaraventato fuori di casa, e ti ha piroettato in un mondo nel quale devi rinunciare alla dolcezza, alla maternità, alla grazia.

Te l’hanno rubata le madri e le suocere, vestali di un mondo che non c’è più, sempre pronte a ricordarti quanto siano state brave loro, come madri e come mogli: capaci di crescere i figli, di amare il marito, di mantenere saldo il matrimonio anche di fronte a qualche… chiamamolo sgarbo.

La tua vita te l’ha rubata la politica, tanto brava a santificare la mamma quanto efficace a castigare la donna, qualunque cosa scelga: casa o lavoro, oppure casa e lavoro. Allora sai che c’è? Ritorniamoce a casa. Riprendiamoci i fornelli, riscopriamo il gusto della cucina, del bucato fatto a mano. Ti verranno pure i calli, ma nessuno più dovrà dirti quello che devi fare. E un domani potrai toglierti la soddisfazione di dire: “Signora, il bambino piange, lo prenda in braccio”. Vuoi mettere…

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Articoli - Donna
Scritto da Sabrina Fantauzzi   
Sabato 24 Maggio 2008 12:29
 
 

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