| Ci vorrebbe un Prezzolini |
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Cinquant'anni prima che tutti iniziassero allegramente, e a sproposito, a dirsi liberali, in Italia abbiamo avuto un liberale vero: Giuseppe Prezzolini. Un nome che - purtroppo - dirà ben poco alle nuove generazioni, grazie all'eterno processo di rimozione attuato dalla cultura dominante nei confronti di quelle poche figure di intellettuali italiani "non organici" che hanno attraversato la storia del'900.
Chi era l'uomo che fondò insieme a Giovanni Papini la rivista "La Voce", punto di riferimento anti-accademico della cultura di primo Novecento? Chi era l'uomo che volentieri - nonostante un'indole introversa - si azzuffava con il gruppo dei futuristi (Marinetti, Boccioni, Carrà) al caffè delle Giubbe Rosse o alla stazione di Firenze? Perché poi, il liberale Prezzolini appoggiò il fascismo? Perché andò a combattere da volontario sull'Isonzo, lui che aveva cercato di evitare la leva militare? Perché alla fine si allontanò da Mussolini? Perché espatriò negli Stati Uniti, dove rimase trent'anni, e dove diventerà professore di italiano alla Columbia University, lui che era sprovvisto tanto di laurea che del diploma? Le risposte sono tutte nel libro. Si vede subito come il termine liberale, in Prezzolini, assumesse un significato primigenio. Mai, in lui, liberale volle dire stare in disparte, nel grigiore borghese. Sempre significò essere consapevole del mercato e delle ampie possibilità del capitalismo, significò essere laico e non credente, ma all'interno di un quadro di valori tradizionali, che comprendevano un impossibile amore per l'Italia, e un altrettanto fervido disprezzo per gli italiani. Ecco perché anarchico e perché conservatore. Ecco perché gli piacque l'idea di Nazione e di identità nazionale, che Mussolini - il socialista Mussolini - gli porse su un piatto d'argento, e che lui ripagherà con un'osservanza molto poco servile al fascismo, osservanza che si interruppe quando il fascismo, fattosi regime, smetterà la sua veste innovatrice.Una vita, la sua, che è anche un romanzo, e che Sangiuliano ci restituisce con passione, unendo il lavoro rigoroso del biografo allo stile incalzante del giornalismo d'inchiesta. Un inno all'indipendenza e alla libertà, una lezine per tutti noi che facciamo questo mestiere: Prezzolini è una "schienadritta" ante-litteram, cinquant'anni prima che tutti inizassero allegramente, e a sproposito, a dirsi "schienedritte".
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| Articoli - Recensioni | |
| Scritto da Massi Luigi | |
| Domenica 08 Giugno 2008 08:11 | |
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