Home Articoli Biografie - I grandi della comunicazione Giornalisti Politicamente scorretto, coerente e ironico: ecco Giuseppe Prezzolini
Politicamente scorretto, coerente e ironico: ecco Giuseppe Prezzolini PDF Stampa E-mail
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Anticonformista, indipendente, pignolo, pronto alla battuta, sarcastico. Giuseppe Prezzolini, che grandi giornalisti del calibro di Mario Missiroli, Leo Longanesi, Giovanni Ansaldo, Oriana Fallaci e soprattutto Indro Montanelli, hanno riconosciuto come loro maestro, non amava elogi eccessivi e odiava la retorica, al punto di respingere una candidatura al Nobel.

Un secolo fa, nel 1908, nasceva “La Voce” giudicata da molti critici come la più importante rivista culturale del Novecento. L’iniziativa di fondare questo giornale fu appunto di Prezzolini, che con quella iniziativa segnerà la vicenda intellettuale italiana. Appena ventiseienne coinvolse nell’avventura editoriale i suoi amici più intimi, Giovanni Papini e Ardengo Soffici, ma a collaborare furono chiamati tanti altri giovani intellettuali, molti alla prima esperienza ma destinati a segnare un secolo: Giovanni Amendola, Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Mario Missiroli, Luigi Einaudi, Renato Serra, Giuseppe Ungaretti, Scipio Slataper e altri. Qualcuno morirà, in un atto di coerenza sulle trincee della Prima guerra mondiale, altri diventeranno protagonisti della storia nazionale.

Dal 1882, anno della sua nascita, al 1982, Prezzolini attraversa, l’età di Giolitti, la Grande Guerra, la nascita del fascismo, il Ventennio, la Seconda guerra mondiale, il dopoguerra. È stato definito «l’inventore» di Mussolini, di cui ospitò i primi articoli ed editò il primo libro, ma quando il fascismo salì al potere decise di autoesiliarsi, prima in Francia e poi negli Stati Uniti, perché aveva sentito puzza di regime. A New York iniziò una nuova vita, come docente nella prestigiosissima Columbia University – lui che non era neanche laureato – e come corrispondente di grandi quotidiani, ma divenne giornalista pubblicista a ottant’anni; infine, dal suo ultimo ritiro in Svizzera bacchettò senza pietà i vizi italiani, l’assistenzialismo e lo statalismo.

Sempre irriverente, pronto alla battuta fulminante, anarchico ma conservatore, fece della libertà la sua religione e della sua vita un romanzo dove nulla è inventato. È ritenuto un autore di destra ma Gramsci raccomandò a Togliatti di averlo a modello per la capacità di organizzazione culturale. La sua vita è costellata di volute contraddizioni. Con una piccola spesa di mille lire organizzò a Firenze la prima mostra che vi sia mai stata in Italia di impressionisti: Ricasso, Matisse, Van Gogh, Cézanne, Degas, Sisley. Gli dettero del bizzarro e strano, ora tutti sappiamo quanto vale solo un quadro di uno di questi nomi.

Prezzolini fu sempre ateo ma divenne amico di Papa Paolo VI che chiese espressamente di fare la sua conoscenza e che ne stimava la penna.

L’attualità di Giuseppe Prezzolini la possiamo riassumere in tre caratteristiche che lo connotarono in tutto il lungo arco temporale della sua vita: l’essere politicamente scorretto, per vocazione e convinzione; l’essere coerente, fino all’autolesionismo; condire il tutto con un forte ironia. Per questo ancora oggi, ad oltre vent’anni dalla sua scomparsa, nei suoi scritti, nei pensieri e soprattutto nei giudizi taglianti si ritrovano verità assolutamente attuali.

 
 

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