ANDREJ TARKOVSKIJ PDF Stampa E-mail
Biografie - Registi

Andrej Arsen’evič Tarkovskij è stato uno dei maggiori registi del cinema russo e anche il più famoso dissidente pubblico del regime sovietico, dopo Solženicyn e Rostropovič.

Nasce nel 1932 a Zavrazie sulle rive del Volga. Abbandonato dal padre a soli tre anni, Tarkovskij vive accudito dalla madre, donna virtuosissima e molto religiosa, per la quale Andreij nutrirà sempre un affetto viscerale. Nei suoi trascorsi giovanili, lo vediamo dapprima studente di lingue orientali e successivamente geologo in Siberia. Questa seconda scelta di vita è dettata dall’esigenza di ritrovare, attraverso la natura prorompente del paesaggio siberiano, la spiritualità perduta nell’ambiente ateo delle accademie moscovite

Nel 1956 entra al VGIK, la prestigiosa scuola di cinematografia sovietica. Qui riceve gli insegnamenti di Michail Romm, un illuminato regista di regime che ne scopre il talento e, malgrado i rigidi dettami di stato, lo lascia esprimere nel modo più libero possibile. Nasce così, la folgorante e tormentata carriera di Andrej Tarkovskij. Il suo primo film, L’infanzia di Ivan (1962), è già un successo internazionale, vince il festival di Venezia (ex aequo con Cronaca familiare di Valerio Zurlini) e lo fa conoscere da subito in Italia, paese che giocherà un ruolo importante per la sua esistenza futura.

Nel 1966, per Tarkovskij cominciano i guai con il regime di Breznev. Il suo film Andrej Rublëv (1966), ispirato alla biografia dell’omonimo pittore quattrocentesco, risulta particolarmente indigesto alla classe politica regnante. Tarkovskij combatte come può la cecità delle istituzioni comuniste, ma è reo di aver messo in luce con la sua pellicola, concetti come la fede, il patriottismo e la ribellione al tiranno. Da quel momento in poi, la sua vita ed il suo lavoro in URRS, saranno per sempre ostacolati. Le maglie del potere arriveranno addirittura ad infiltrarsi nella giuria del festival di Cannes (edizione 1984), per cercare di negargli il primo premio, che invece conquisterà ex aequo con il grande Robert Bresson.

Malgrado le difficoltà, Tarkovskij va avanti e firma un altro film leggendario: Solaris (1972), tratto dal romanzo di Stanislaw Lem. Un capolavoro del genere fantascienza e non solo. Le immagini sospese e le atmosfere rarefatte di questo film ambientato nello spazio, sono solo il pretesto per viaggiare nelle profondità delle coscienze, fino a vedere le immagini che ne provengono. La versione italiana fu inspiegabilmente manomessa e ritoccata da Dacia Maraini, alla quale Tarkovskij intentò causa. Il filone psicofantascientifico prosegue con un'altra grande pellicola: Stalker (1979). Non meno complessa della precedente.

All’inizio degli anni ottanta, la situazione per Tarkovskij in URRS si fa insostenibile. Approfittando di alcune visite di lavoro in Italia, dove vince anche un David di Donatello, per il film autobiografico Lo Specchio (1975), il regista decide di non fare più ritorno in patria e si trasferisce nel nostro paese. Qui gira Nostalghia (1983) film che allude moltissimo alla sua condizione di esule, anche se non ne parla in prima persona.

Dall’uscio italiano, Tarkovskij, si avvierà per girare molti paesi, inclusi gli Stati Uniti. Ma è in Svezia che girerà il suo ultimo capolavoro: Sacrificio (1985), voluto fortemente da Ingmar Bergman, il maestro dei maestri. Egli infatti si interessa al progetto e lo rende possibile. Tarkoskij lo ripaga realizzando un film degno del suo nome, che si ispira non poco all’estetica dell’artista svedese. Il film ci trasporta in uno scenario escatologico da guerra atomica. Alexander, il protagonista, è l’uomo sull’orlo della sua terminazione. Salverà l’umanità, forse solo idealmente.

Andrej Tarkovskij muore a Parigi nel dicembre 1986, la sua eredità artistica è sicuramente rintracciabile nelle nuove correnti cinematografiche, ma le sue messe in scena e il suo modo spettacolare di raccontare l’introspezione, sono ancora oggi unici e senza tempo.

 
 

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