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Comunicati
Mercoledì 07 Dicembre 2011 10:51

In favore dell'approvazione dell''iniziativa parlamentare che consentirebbe all'azienda di non essere soffocata  da un'informazione conservatrice e conformista

Il pluralismo informativo nella televisione pubblica è una condizione necessaria al corretto sviluppo di una moderna democrazia ed un diritto essenziale dei cittadini. Per questo è necessario fissare delle regole che riguardino l’effettivo rispetto del pluralismo nella Rai e quegli strumenti idonei per conseguirlo.

Sembra paradossale evocare il “vento nuovo”, come fa il presidente Garimberti, direttore del tg2 al tempo del regno di Eolo, o un fantomatico “amministratore unico” per una diversa governance della Rai, come rilancia Veltroni, immaginando una sorta di podestà per viale Mazzini, se preliminarmente non si definisce una comune regolamentazione che argini le tendenze antipluralistiche in Rai e consenta agli amministratori (presenti e futuri) di intervenire per sanare gli squilibri (presenti e futuri) della programmazione informativa del servizio pubblico.

Tendere a perpetrare gli attuali assetti della programmazione, frutto di una scellerata scelta di vertici aziendali che pensavano all’informazione come a una clava politica da roteare in campagna elettorale, o a un “Rieducational canne” di guzzantiana memoria, non è più tollerabile. La conservazione che cristallizza un mainstream informativo fatto di programmi falsamente equivicini, ammantato da difesa della libertà di informazione e martirologio in vita di astuti players dell’informazione, non è più tollerabile. La difesa dell’esistente rischia solo di creare satrapi del “giornalismo” forti di una notorietà acquisita in virtù della sovraesposizione pubblica che lucrano intoccabilità, ricchi compensi e favole di indispensabilità.

L’atto di indirizzo sul pluralismo da troppo tempo in attesa di approvazione, è lo strumento necessario e decisivo per modificare concretamente lo status quo e riaprire la speranza di un effettivo pluralismo del servizio pubblico. Si dirà che gli ascolti premiano coloro che da decenni fanno informazione in Rai, Non sarà forse perché sono decenni che vivono in un sistema protetto e assistito? 

Ai soliti Ballarò (giunto alla decima edizione), Report, la signora Annunziata, Andrea Vianello, al formidabile Iacona già santoriano di stretta osservanza, all’inossidabile Bruno Vespa e al trentennale Santoro, da Samarcanda a Annozero, che per sua scelta ha lasciato la Rai, si sono aggiunti il residuale Paragone del venerdì ed i cinque minuti di Radio Londra. Nulla o quasi è cambiato, da un decennio, con alterne compagini governative, segno che non ci sono le condizioni per cambiare la governance di una azienda che però non ha mai avuto uno strumento normativo per incidere nell’unica vera urgenza di democrazia, il mancato pluralismo informativo.

L’approvazione dell’atto di indirizzo è l’unica alternativa alla alterna presa della Bastiglia Rai che si ripete a ogni cambio di maggioranza. Una cornice parlamentare di salvaguardia dei requisiti minimi di pluralismo informativo è oltre che atto politicamente responsabile, dovere improrogabile di deputati, senatori e  leaders politici.


 

 

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