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Lettera22 su Articolo 15 PDF Stampa E-mail

Parlo sia come giornalista utilizzatore di intercettazioni, sia come intercettato, per lungo tempo.
Sono uno che non scherza nemmeno più al telefono e che quando gli scappa pensa subito a un'alibi e comunque parli si sente ascoltato. Come circa una decina di milioni d'italiani.

Vorrei dire che non c'è nulla di politico nell'iniziativa di Lettera 22, ma veramente soltanto l'invito a rispettare e rendere attuale e attuata una norma della Costituzione e mi pare un po' peloso questo richiamare sempre il dover essere al di sopra delle parti quando una parte - precisa, sempre quella, sempre a fin di bene e per il trionfo della democrazia - fa quel cavolo che crede, sostenuta da editori bancarottieri, direttori appecoronati, magistratura, ordine e sindacato unico.

L'idea della moratoria è bellissima, la sposo e la proponiamo subito, così vediamo se va a finir meglio di quella dei radicali sulla pena di morte.
Però voglio proporre delle riflessioni:

1) Secondo la Costituzione ogni violazione della corrispondenza, oggi diremmo della privacy, è illegale.

2) Il magistrato sottratto dalla legge a questo principio può utilizzare solo a fini investigativi posta e conversazioni. E dovrebbe trovare prove concrete a riscontro delle stesse prima di avviare un processo, altrimenti indiziario.

3) La Toga non deve divulgarne il contenuto, a pena di reato penale e di responsabilità civile - sancita con un referendum al quale noi più vecchi abbiamo partecipato in massa, vincendo - che in realtà non si è mai tradotta in legge e la cui valutazione è stata affidata al Csm, il cane che controlla il cane che dovrebbe mangiare. Una norma "ad categoriam"? Alla faccia del conflitto d'interessi.

4) Per quale motivo mai il giornalista dovrebbe essere arrestato per aver pubblicato cose che gli sono state passate da un magistrato infedele?

5) Perché dovremmo guardare in casa nostra quando è da altri Palazzi che viene la degenerazione dell'uso distorto delle intercettazioni?

6) Come mai a Potenza si possono spendere milioni di euro dei contribuenti in intercettazioni, scatenando bagarre sul pelo e sulle macchinette da poker rovinando vite (Gigi Sabani non vale meno di Enzo Tortora) e quando poi nessuna, dico nessuna di quelle inchieste arriva in un'aula giudiziaria non si trova un cane disposto a chiedergli il conto?

Come vedete ho esposto soltanto dei fatti, ancora pochi e insufficienti, che mi portano a un ragionamento, questo sì, politico. La storia del "bavaglio" è utilissima a chi vuole rimestare nel torbido. Al 90% si tratta di pura propaganda. Si può scrivere benissimo un pezzo sulle intercettazioni senza pubblicare le intercettazioni. E' evidente che se per limitare l'uso distorto delle intercettazioni si pensa di inibire la stampa non si ha la forza di sancire la responsabilità di chi le intercettazioni le fa sfuggire dalle stanze delle procure (e questo è già reato). E di questo si deve discutere, su questo si può dibattere. E il richiamo all'articolo 15 della Costituzione significa aprire una nuova prospettiva, senza stare né da una parte né dall'altra, ma soltanto dalla parte del professionista coerente e dignitoso che chiede di non sentirsi dire "tanto i giornalisti sono tutti uguali". Non siamo uguali a chi sparge veleno, se ne frega dell'etica, e in nome della libertà di stampa, si sente sottratto a qualunque regola e non chiede permesso per entrare nella vita delle persone contro ogni regola e senza nessuno scrupolo.

 

 
 

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