Dopo aver concordato un contratto che ha consentito di dichiarare stati di crisi a go-go, licenziando centinaia di colleghi con la scusa del prepensionamento e bloccando del tutto il già asfittico mercato del lavoro giornalistico, ora padronato e sindacato dell'informazione vanno insieme a piangere miseria e battere cassa dal governo. L'ennesima spudoratezza congiunta di editori e fnsi, un sistema molto italiano, nel senso più deteriore del termine, di non assumersi le proprie responsabilità.
Paradossalmente, la Fnsi non tutela gli interessi di quanti lavorano nelle redazioni, ma solo quelli degli editori
Ci sono casi di testate che licenziano nonostante il bilancio migliori
di Francesca Lippi
Le questioni saltate alla ribalta circa la stampa italiana, sembrano che servano da specchietto per le allodole per far sviare l’attenzione dai danni causati dallo stesso sindacato unico che da sempre imperversa facendo il buono e il cattivo tempo. In un momento di crisi globale dell’editoria, la Fnsi non trova di meglio da fare che accordarsi con gli editori per ottenere facili guadagni sulla pelle della categoria.
“Tanto rumore per nulla” e “una tempesta in un bicchier d’acqua”. Così Renzo Santelli, Responsabile relazioni esterne dell’Fnsi, definisce il polverone alzato da Dario Dimitri Buffa, “il sionista di Hatikva”, in relazione a presunte “interviste antisemite” presso la sede del Sindacato unico dei giornalisti. Giudice del processo bulgaro, però, è Riccardo Chiaberge, conduttore de “La finestra sul cortile”su Radio24. Il giornalista, raccogliendo un post del suo “collega e amico di Facebook”, pubblica sul blog de “Il Fatto Quotidiano” la grave infamia basata su quello che è, a tutti gli effetti, un mero pregiudizio politico.
Galeotto sarebbe stato un convegno organizzato da Il Borghese, di cui il nostro socio di Lettera 22 Claudio Tedeschi è direttore. La conferenza, tenutasi il 22 luglio scorso a Roma presso la sede dell’Fnsi in via di Corso Vittorio Emanuele II 349, aveva come argomento la pubblicazione di un fascicolo che raccoglieva alcuni articoli pubblicati dal mensile stesso durante gli ultimi due anni. La tematica? Niente altro che la crisi economica e finanziaria e le modalità del Governo italiano per affrontarla: nessun relatore, durante il convegno, ha fatto menzione alcuna ad argomenti antisemiti. Evidentemente però l’afa e la noia si fanno sentire e così la notizia fa il giro della Rete: ovviamente distorcendosi nel più banale degli stereotipi.
La società che gestisce numerose sale cinematografiche romane, tradendo gli accordi, ha inviato due lettere di licenziamento, annunciandone altre decine. Una minaccia contro i lavoratori e contro il patrimonio culturale della città
Come si temeva, la cronaca di roma de Il Giornale sta purtroppo iniziando il percorso verso la sua fine. La Società Europea di Edizioni ha chiesto infatti lo stato di crisi per 24 mesi prevedendo circa 40 esuberi: di questi, 22 contratti articolo 1, dei quali 14 per pre-pensionamento (10 a Milano, 2 a Roma e 2 a Genova), e 8 cronisti di Roma da ricollocare, ai quali si sommano 14 contratti art. 2 (3 dei quali a Roma) e 4 art. 12 . Intanto, la cronaca di Roma (la redazione romana resta e continuerà a occuparsi soprattutto di politica) si è solo vista recapitare un periodo obbligatorio di ferie di due mesi e annunciare la sospensione delle pubblicazioni delle pagine della cronaca. La decisione avviene proprio nel momento in cui il quotidiano sta conoscendo un periodo di grande successo, a livello nazionale e romano: il Giornale, infatti, è in incremento delle vendite e degli introiti provenienti dalla pubblicità e, grazie anche al contenimento delle spese, il debito pregresso si è ridotto di cinque milioni in meno di un anno di direzione di Vittorio Feltri. Peraltro, già fra il 2008 e il 2009 era stato dichiarato uno stato di crisi con conseguenti licenziamenti. Il Comitato di Redazione ha chiesto all'editore di tornare sui propri passi, anche in virtù del fatto che non sono stati comunicati i possibili ricollocamenti dei giornalisti romani.
L'associazione Lettera 22 e la componente L'Alternativa dell'Fnsi e di Stampa Romana sono vicine ai colleghi de Il Giornale per il quale è stata decisa la chiusura della redazione romana e sono stati previsti circa 40 esuberi: di questi, 22 contratti art. 1, dei quali 14 per pre-pensionamento (10 a Milano, 2 a Roma e 2 a Genova), e 8 cronisti di Roma da ricollocare, ai quali si sommano 14 contratti art. 2 (3 a Roma) e 4 art. 12. Lettera 22 e L'Alternativa reputano queste misure un gravissimo danno ad una delle poche voci non omologate dell'informazione nazionale e anche una decisione politicamente inopportuna in una città e in una Regione amministrate dal centrodestra e in un momento di fibrillazione politica, culturale e sociale in cui è fondamentale garantire il più pieno pluralismo.
Domanda: il passaggio dalla analogica al digitale terrestre con l’avvento di quella che viene chiamata “nuova televisione” cambierà davvero il nostro modo di guardare la tv? E’ quanto si sono domandati gli ospiti del incontro-dibattito dal titolo “La Nuova televisione. Il passaggio al digitale terrestre” durante il quale è stato presentato anche l’omonimo volume scritto a quattro mani da Alberto Guarnieri de Il Messaggero e Angiolino Lonardi, Vice Direttore Tg2. Fra i relatori, oltre agli autori del libro edito da Odoya – Rai Eri, anche il Direttore di Studio Aperto Giovanni Toti, il Presidente Telecom Italia Broadcasting Piero Vigorelli, Mauro Miccio docente di Sociologia della Comunicazione Università Roma Tre, Massimo Leoni di SkyTg24 e Giorgia Petrini, Presidente dell’ Associazione Roma Europea e ideatrice del Progetto Side Leaders.
L’Associazione Lettera22 e la componente sindacale FNSI l’Alternativa esprimono solidarietà nei confronti dei colleghi di Red Tv, dei quali sono state attivate le procedure di licenziamento. Solidarietà anche per i colleghi delle 19 testate del gruppo e-Polis, che sospenderà le pubblicazioni fino a settembre e che licenzierà ben 51 giornalisti su 131 in organico.
Rai, l’attacco di Verna: l’Usigrai alimenta campagna d’odio contro il Tg1 e il Cdr tace
Stefano Campagna, componente dell’esecutivo dei giornalisti Rai (l’Alternativa), in segno di protesta non parteciperà alle riunioni in agenda la prossima settimana
Basta con l’aggressione di una certa stampa faziosa che incita all’odio contro i giornalisti del TG1
Stefano Campagna, membro dell’esecutivo Usigrai, chiede l’immediato intervento del CDR e di tutto il sindacato dei giornalisti
di Stefano Campagna
Grave l’attacco de “il Fatto Quotidiano” ad alcuni colleghi della testata di cui faccio parte. Un testo fitto di imprecisioni e approssimazioni, pubblicato il 10 agosto scorso, con l’unico scopo di dimostrare che una serie di stimati giornalisti, da anni al servizio dell’azienda, sarebbero improvvisamente diventati oggi il peggior esempio del servilismo professionale barattato in cambio di prebende e promozioni. Spiccano nomi di importanti inviati e conduttori apprezzati da tutte le direzioni che si sono succedute negli ultimi anni, sotto qualunque stagione politica.