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Rassegna stampa - Parlano di noi

Linea, Economia - giovedì 5 agosto 2010, pagina 15 (clicca qui per scaricare il pdf)

Paradossalmente, la Fnsi non tutela gli interessi di quanti lavorano nelle redazioni, ma solo quelli degli editori

Ci sono casi di testate che licenziano nonostante il bilancio migliori

di Francesca Lippi

Le questioni saltate alla ribalta circa la stampa italiana, sembrano che servano da specchietto per le allodole per far sviare l’attenzione dai danni causati dallo stesso sindacato unico che da sempre imperversa facendo il buono e il cattivo tempo. In un momento di crisi globale dell’editoria, la Fnsi non trova di meglio da fare che accordarsi con gli editori per ottenere facili guadagni sulla pelle della categoria.

A dicembre, Franco Siddi, segretario generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana pronosticava che almeno 700 giornalisti avrebbero lasciato le aziende entro la fine del 2010, tra prepensionamenti, cassa integrazione e contratti di solidarietà. La Fnsi, all’epoca, si vantava per il suo “tempestivo intervento” assieme all’Inpgi - Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani - grazie al quale si eliminavano «gli abbattimenti sui prepensionamenti», e si evitava che questi colleghi lasciassero le aziende «con pensioni falcidiate». «Oggi», affermavano convinti dalla Federazione, «possiamo parlare di sostanziale tenuta dei livelli pensionistici della categoria, di molto superiori alle pensioni che avranno i colleghi che oggi si affacciano alla professione». La bella trovata della Fnsi, invece, si sta rivelando niente altro che un favore per gli editori che utilizzano lo strumento del prepensionamento in maniera sempre più frequente, ottenendo il contrario di quanto sostenevano.

Il Direttore Generale dell’Inpgi, Tommaso Costantini, si limita a parlare di un totale di 423 casi previsti. La legge 14/2009, dice Costantini, prevede per ogni anno «un budget di 20 milioni di euro per coprire i prepensionamenti effettuati dalle aziende che impiegano i giornalisti professionisti».

Qualora il numero delle unità ammesse al prepensionamento superino il budget annuo stabilito, il datore di lavoro introdurrà uno specifico contributo aggiuntivo da versare all’Inpgi per finanziare l’onere  eccedentario, nella misura del 30% del costo di ciascun prepensionamento a cui si aggiunge un contributo mensile dello 0,60% della retribuzione imponibile (0,50% a carico delle aziende e 0,10% a carico dei giornalisti dipendenti). «I primi casi liquidati», fa sapere Tommaso Costantini, «hanno riguardato 12 giornalisti, con un onere complessivo a carico dello Stato pari a 153.545 euro».

Insomma: circa mille euro al mese per ogni lavoratore. È abbastanza evidente che gli unici beneficiari dell’operazione non siano i giornalisti, ma gli editori e l’ente previdenziale di settore. Nel computo di Costantini, poi, non sono presi in considerazione i prepensionamenti che stanno interessando le redazioni locali de il Giornale. La Società Europea di Edizioni ha chiesto infatti lo stato di crisi per 24 mesi prevedendo circa 40 esuberi. Di questi, 22 contratti articolo 1, dei quali 14 per prepensionamento (10 a Milano, 2 a Roma e 2 a Genova), e 8 cronisti di Roma da ricollocare, ai quali si sommano 14 contratti articolo 2 (3 dei quali a Roma) e 4 articolo 12 .

Intanto, in via ufficiale, sono stati imposti due mesi di ferie ed è stata annunciata la sospensione delle pubblicazioni. Non solo. Si deve notare che la decisione avviene proprio nel momento in cui il quotidiano attraversa un periodo di grande successo. In meno di un anno di direzione di Vittorio Feltri, infatti, il Giornale ha registrato un incremento delle vendite e degli introiti provenienti dalla pubblicità. Grazie anche a una politica di contenimento delle spese, il debito pregresso si è ridotto di cinque milioni. In linea di massima, poi, lo strumento del prepensionamento sembra interessare le aziende più grandi e con i bilanci in attivo. Nella lista della Inpgi, spicca il gruppo l’Espresso con addirittura 92 casi previsti, seguita da Rcs quotidiani (67 prepensionamenti), Il Messaggero (38 casi) e La Stampa (34).

Un altro esempio di quale bel rapporto intercorra fra Fnsi e quella che dovrebbe essere la sua controparte – la Fieg, Federazione Italiana Editori Giornali, lo fornisce un articolo di Corrado Giustiniani, Consigliere nazionale della stessa Fnsi, apparso i primi giorni di luglio sul sito della componente sindacale Puntoeacapo. Protagonista è sempre il nuovo contratto di lavoro dei giornalisti, per la cui distribuzione, la Federazione degli editori versa «ben 83 euro per ogni copia alla Fnsi che ne ha curato la produzione e la stampa» Giustiniani ha preventivato che l’opuscolo di 180 paginette in realtà varrebbe a costare «dai 40 ai 60-70 centesimi, a seconda della tiratura». Si tratta di un vero e proprio finanziamento degli editori al sindacato di «circa 150 volte il costo effettivo del libretto». Alessandro Brignone, direttore generale Fieg, in una lettera del 27 aprile 2010, raccomandava a tutte le aziende iscritte l’acquisto del manabile, ritenendo opportuno segnalare «che, in sede di stipula della nuova disciplina contrattuale, sono state perfezionate le intese di massima e le modalità di attuazione della “quota di servizio” a carico delle aziende editrici a favore della Federazione nazionale della stampa Italiana». In particolare, continua Brignone, «è stato previsto che le aziende acquisteranno al prezzo di euro 83,00 cadauno tanti volumi del contratto di lavoro quanti sono i giornalisti professionisti dipendenti da ciascuna di esse alla data del 26 marzo 2009. Il volume sarà poi distribuito dalle aziende a tutti i giornalisti». Se si calcola che secondo l’ultimo Rapporto Fieg, “La Stampa in Italia 2007-2009”, i giornalisti professionisti alle dipendenze di quotidiani, periodici e agenzie iscritte alla Fieg «erano stimati l’anno scorso in 10.700 unità, alla Fnsi giungerebbe un finanziamento, al netto dei costi di stampa, di circa 880 mila euro». Per Franco Siddi il pagamento del libretto non è niente di straordinario, né di sconvolgente. A detta del segretario dell’Fnsi, «quello è un prezzo convenzionale, risultato di un obbligo sociale che esiste da 50 anni». Ma non basta: Siddi ha detto chiaramente che «con la Rai c’è una convenzione diversa, che porterà risorse non appena il testo per loro sarà pronto». Giustiniani, nota che i giornalisti della Radiotelevisione italiana sono almeno 1.500 e che «con i soldi dell’azienda pubblica, e dunque di tutti i cittadini, l’elargizione potrebbe arrivare attorno al milione di euro. Non male, visto che il bilancio 2009 della Fnsi ha chiuso con un disavanzo di 203 mila euro».

Se Giustiniani si augura che si possa aprire un dibattito su quanto sta avvenendo, l’Associazione Lettera22 e la componente sindacale Fnsi l’Alternativa sono in prima linea nel ricordare che la riduzione degli organici redazionali condotta soprattutto a colpi di prepensionamenti è figlia del nuovo contratto di lavoro voluto dall’Fnsi di Roberto Natale e Franco Siddi, che ha regalato agli editori il ricorso indiscriminato a questo strumento di licenziamento. Da Lettera22 e da l’Alternativa sottolineano congiuntamente che «il processo di rinnovo della dirigenza sindacale che comincerà il prossimo autunno per concludersi con il congresso Fnsi del 2011, sarà l’occasione per tracciare un bilancio della disastrosa situazione occupazionale». Questa, dice Luigi Massi dell’Alternativa «è una condizione che scaturisce, fra l’altro, anche da una gestione del sindacato unico dei giornalisti e dai pasticci editoriali di una certa Sinistra che troppo spesso straparla di precariato e diritti».

«Dal prossimo autunno», dice Marco Ferrazzoli, segretario di Lettera22, «i giornalisti italiani avranno l’occasione di esprimere fattivamente la loro opinione su chi ha concorso a portare la nostra professione in uno stato comatoso, facendo sì che ai prossimi congressi Fnsi si decida un cambio di rotta. Ricordiamo che chi si lamenta dello stato delle cose senza impegnarsi per cambiarle diventa correo di una situazione ormai disastrosa».

 
 

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