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Congresso Fnsi: vuoto rituale
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Martedì 18 Gennaio 2011 17:51
L’appuntamento di Bergamo è andato avanti tra schermaglie e indifferenza dei delegati e dei giornali

Congresso Fnsi: vuoto rituale

di Battista Falconi per Linea Quotidiano del 18 gennaio 2011 (clicca per scaricare l'articolo in formato pdf)

Si è tenuto a Bergamo il XXVI Congresso della Federazione nazionale della stampa italiana, confermando la battuta di Franco Abruzzo che al suo esordio lo aveva stigmatizzato come un convegno «finito prima di iniziare ». Scontate le conferme degli uscenti Presidente, Roberto Natale, e Segretario, Franco Siddi (che ha però assicurato di essere al suo ultimo mandato), grazie alla maggioranza delle componenti di sinistra, ampia ancorché non coesa. Frammentate invece le pur numerose opposizioni interne al sindacato dei giornalisti: i romani de L’Alternativa di Paolo Corsini, i  Piemontesi guidati da Ezio Ercole, i calabresi di Carlo Parisi e poi altri napoletani, lombardi, romani, che si sono “contati” al momento delle votazioni, quando sono usciti dall’aula 92 delegati su circa 300. Un’azione di protesta consumatasi tra accuse reciproche quanto infamanti: Siddi si è preso del golpista e ha ribattuto dando dei mercanti di voti ai suoi contestatori. La tensione del clima è stata ben resa anche dall’aggressione (incruenta, fortunatamente) contro Pierangelo Maurizio, che aveva rimproverato a Siddi il «conflitto di interessi» relativo alla sua posizione di dipendente de la Repubblica-L’Espresso e di firmatario di un contratto con gli editori Fieg che ha consentito al gruppo di risparmiare diverse decine di milioni grazie ai prepensionamenti consentiti con molta facilità dall’accordo. Del resto la miglior testimonianza dell’atteggiamento non proprio bellicoso, diciamo così, tenuto dalla dirigenza uscente e rientrante del sindacato giornalistico si è avuta quando il patròn de la Repubblica e L’Espresso, Carlo De Benedetti, ha sfrontatamente sfottuto i giornalisti per la loro richiesta di una retribuzione aggiuntiva quando gli articoli vengono utilizzati dagli editori su più piattaforme: «Ma quale maggiorazione? In questo modo hanno più visibilità, che ci ringrazino». Alla «battuta», come ha cercato di sminuirla Siddi, ha fatto riscontro quella di Piergaetano Marchetti dell’Rcs: «Quando un medico impara a usare una nuova macchina mica prende soldi in più». Espressioni del genere, se usate da Fedele Confalonieri (che, intervenuto a Bergamo, ha tenuto un profilo basso e prudente), avrebbero probabilmente scatenato una rivoluzione nell’assise a maggioranza progressista, che le ha incassate con molta nonchalance. Il Presidente Natale se l’è invece presa, nel suo intervento, con Augusto Minzolini e Vittorio Feltri, additati al pubblico ludibrio quali i peggiori nemici dei loro colleghi: intuibile l’imbarazzo dei delegati di Libero, che però  non hanno ritenuto di contestare apertamente questo riferimento al loro Direttore. Dietro le schermaglie, comunque, c’è il nulla o poco più. I lavori sono proseguiti in una ritualità stanca, privi di contenuti concreti, anche a causa di una gestione caotica, a partire dalla mancanza di lavori di commissione che consentissero di analizzare i molti e gravi problemi della categoria - stati di crisi, disoccupazione e inoccupazione, precariato, certezza e congruità delle retribuzioni, formazione, etc. - portandoli all’attenzione dei delegati in modo condiviso. Gli interventi prima e le mozioni poi, che non sono state neppure accorpate e vagliate preventivamente, sono così scivolati nell’indifferenza generale per quattro giorni e due notti di lavori, davanti a un così sparuto gruppo di presenti che le ultime votazioni si sono dovute ripetere per mancanza del numero legale. All’indifferenza dei delegati ha fatto riscontro quella dei giornali in generale, i quali hanno peraltro oscurato anche lo sciopero indetto da Il Sole- 24 ore contro il Direttore Gianni Riotta. La notizia, sia quella dell’astensione dal lavoro sia quella dell’omertà dei quotidiani in merito, è stata ben evidenziata dal sito Dagospia: tanto per dire chi è, ormai, che fa davvero informazione in Italia.
 
 

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