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Lettera 22 conferma il valore dell'affiancamento dei cittadini ai giornalisti PDF Stampa E-mail
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Una partita di calcio merita di essere raccontata minuto per minuto anche da un non professionista dell'informazione; magari da un utente della Rete che - per il suo vissuto, per la sua competenza - può offrire un servizio migliore di un giornalista. Un aborto in diretta no, né da un professionista né da un amatore. E' desolante (definendolo "immorale" si incorrerebbe in censure preventive) pensare di costruire uno "scoop" raccontando un'interruzione di gravidanza in tempo reale, come fosse un qualsiasi reality show.

Lo ha fatto su Twitter Angie Jackson, 27enne originaria della Florida che ha descritto davanti a una platea di migliaia di "followers" gli effetti ultimi dell'uso della pillola abortiva RU-486. Senza entrare nel merito "culturale" della decisione, la scelta della donna è condannabile perlomeno sotto il profilo mediatico in quanto animata da una volontà di sensazionalismo che atterrisce. L'apprezzabile campagna di promozione sull'uso responsabile (cristianamente orientato) dei social network condotta dalla Santa Sede conferma che non c'è settore della società pregiudizialmente ostile ai nuovi strumenti di comunicazione. Condannarli a priori, del resto, dimostrerebbe mera incapacità di leggere le trasformazioni in atto nei media.

Lettera 22 conferma il valore dell'affiancamento dei cittadini ai giornalisti nell'individuazione e nella diffusione della notizia; diffida da quanti spacciano il disordine autocompiaciuto per "democratizzazione" dell'informazione.

Giorgio Demetrio

 
 

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