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SE OBAMA CADE NELLA RETE
di interesse

dal giornale on line L'INDRO

 

L’amicizia con Zuckerberg non deve far confondere politica e quotazioni in borsa.

La foto che vedete è stata scattata a San Francisco il 20 febbraio dell’anno scorso. Barack Obama è a pranzo con Mark Zuckerberg (di spalle, a destra), con Steve Jobs (alla sinistra di Obama), Larry Ellison (Oracle), Eric Schmidt (Google) e Reed Hastings (Netflix).
Si festeggia il sostegno che il mondo del web sta assicurando al presidente americano.

Un passaggio successivo è stato – a metà marzo di quest’anno - il contatto di Obama con George Clooney. Dopo aver interpretato un candidato alla presidenza in ’Le Idi di Marzo’, l’attore ha dato un piccolo consiglio al presidente. Parlando a ’Meet the Pressha detto che Obama gli sembrava in ottima forma per la rielezione, ma che avrebbe dovuto dare maggior risalto a tutti i successi del suo primo mandato. I Democratici generalmente non sono molto bravi a spiegare cosa significa raggiungere un traguardo”, ha detto Clooney al conduttore David Gregory. “Se fosse un Repubblicano, si impegnerebbe a ricordare che ha salvato l’industria dell’auto e che ha preso Bin Laden. In effetti, nessuno poteva gestire la sanità come ha fatto lui. Io sarei in grado di ’vendere’ la sua presidenza come un grande successo. Ma i Democratici non sono sempre in grado di farlo”.

Due sostegni, dunque, molto significativi per Obama: il mondo del web e quello del cinema progressista. Ma le ultime vicende di Zuckeberg debbono far riflettere sui rischi dei cosiddetti ’travasi’ di consenso tra mondi ben distinti e più distanti di quanto possano far pensare occasionali battute e pacche sulle spalle. Facebook e il suo creatore ora devono fare i conti con la rabbia degli investitori, che minacciano una class-action, cioè un’azione giudiziaria collettiva a seguito di quello che è stato chiamato ’lo sboom del social network’.

Le cronache anche dei nostri giornali hanno descritto ampiamente la vicenda del collocamento in borsa del titolo Facebook. Quotato venerdì a 38 dollari, esso ha perso in sole due sedute, tra lunedì e martedì il 18,4 per cento del suo valore, per poi recuperare un 3,23%, attestandosi intorno ai 32 dollari. Per di più la borsa dei titoli telematici Nasdaq ha avuto un black out di mezz’ora che ha contributo ad esasperare gli operatori, tanto da far pensare a un passaggio delle contrattazioni del titolo presso la NYSE, cioè la borsa di Wall Street.

Questo andamento così accidentato ha portato a rivedere anche le modalità di lancio dell’operazione, condotte dalla Morgan Stanley, che avrebbe avuto un comportamento discriminatorio nei confronti di alcuni gruppi di investitori, sottacendo alcune informazioni.

Altre critiche vendono mosse alla presenza nell’operazione di Yury Milner, tycoon russo che già nel 2009 aveva acquistato il 2% di Facebook. Inoltre suscita perplessità il gioco di scatole cinesi di Zuckeberg stesso, che ha mantenuto il controllo della società riducendo la sua partecipazione al 28%.

Tutti questi ’trucchi’ tipici del mondo della finanza mal si conciliano con l’immagine di novità e di pulizia che avrebbe dovuto accompagnare l’entrata in borsa di una società condotta da un ventottenne che solo otto anni fa armeggiava con il computer nella stanza di un college creando un sistema per fare ingelosire la ragazza cui teneva. Ma, rovesciando il ragionamento, tutti questi escamotage ben si conciliano con un mondo virtuale, in cui i fondamentali dell’economica e anche quelli dell’etica delle relazioni umane sono pressoché inesistenti. Siamo in presenza di un ’mondo 2’ le cui regole possono prescindere completamente da quelle del ’mondo 1’, cioè della realtà con cui abbiamo quotidianamente a che fare. Certo, ne prescindono, ma nel contempo possono rovinare il mondo reale, gettando letteralmente nella povertà milioni di persone.Ma è anche, quello virtuale, il mondo in cui nuotano i nostri ragazzi come pesci nell’acqua, e quindi bisognerà trovare il modo di dargli un indirizzo positivo prima che rechi danni irreparabili.

Torniamo però ad Obama. In fondo il problema che si pone ogni genitore e ogni insegnante se lo pone anche lui: come guidare questa colossale trasformazione? La sua età e il suo stile lo inducono a prendere contatti con il mondo di Internet e con quello dello spettacolo. E’ anche naturale che pensi di potere trarre un vantaggio elettorale.
Ma la cosa non è priva di rischi. Noi, in Italia, stiamo vivendo una colossale crisi della politica. Negli Stati Uniti, pur essendo stati all’origine dell’attuale difficoltà mondiale dell’economia, la politica ha conservato un ragionevole margine di prestigio. Ed è inevitabile che, specie nei settori progressisti cui Obama appartiene, si intrecci con le punte più avanzate dell’innovazione.

Tuttavia le recenti vicende ammoniscono nel senso che si devono conservare le necessarie distinzioni. Obama non può rischiare in nessun momento che il suo consenso sia misurato sulla base dell’indice di borsa di Facebook, quale che sia il suo rapporto personale e anche di amicizia con Zuckeberg. E così pure la sua stessa popolarità non può esaltarsi o deprimersi sulla base dei successi o meno di George Clooney.


Da noi i governi vengono misurati e possono persino cadere in conseguenza delle spread dei nostri titoli di Stato comparati con quelli tedeschi. Una democrazia solida dovrebbe misurare la sua salute sulla base di altri parametri politici e di consenso. Auguriamo ad Obama, di fronte alla decisiva prova elettorale presidenziale che lo aspetta nel novembre prossimo, di evitare il rischio di essere ammaliato e penalizzato dalle sirene del web e dello spettacolo. Questo sano distacco confermerebbe la sua statura di autentico statista. E sarebbe un esempio utile per tutte le democrazie del pianeta che possono vivere tentazioni analoghe.

 

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