Home Rassegna Stampa di interesse City e Metro violano la Carta di Roma firmata da CNOG, FNSI e UNHCR nel 2005
City e Metro violano la Carta di Roma firmata da CNOG, FNSI e UNHCR nel 2005
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Iraniani in piazza a Milano: grazie a City e Metro da semplici studenti diventano dissidenti schedati

Durante una manifestazione due studenti sono stati fotografati a volto scoperto e l'immagine pubblicata il giorno dopo sui due quotidiani: impossibile per loro un ritorno in patria. Violato il protocollo sui rifugiati politici e i richiedenti asilo

di Viola Venturelli

Milano, 23 marzo 2010. Si erano trovati davanti al Consolato dell'Iran a Milano l'11 febbraio 2010, in occasione del 31esimo anniversario della rivoluzione khomeinista per manifestare contro la dittatura iraniana e la repressione della libertà. Una leggerezza li ha trasformati da studenti in ricercati politici schedati dalla polizia in Iran: uno slogan gridato a volto scoperto e ripreso da due foto pubblicate dai quotidiani gratuiti Metro e City il giorno successivo. Sono i ragazzi dell'associazione In Piazza, (http://sites.google.com/site/inpiazzaitaliano/) nata per far conoscere all'opinione pubblica italiana i motivi del dissenso contro il governo persiano.

L'Iran è il terzo paese per numero di blog che fanno informazione; spesso sono l'unica fonte di informazione libera in un Paese dove i media tradizionali vivono sotto il monopolio del regime. Per un blog si rischia di finire in carcere, e si viene torturati. A Hamid (i nomi sono di fantasia), che in Iran faceva l'ingegnere elettronico e ora manifesta in piazza a Milano, è successo proprio questo. Nel suo paese è stato tenuto per due settimane in stato di fermo dalla polizia, è uscito dal carcere con un braccio rotto ed è scappato in Italia per fuggire alle persecuzioni. Ora è in Italia e ha chiesto asilo politico; il suo blog è stato oscurato e non può più tornare in patria.

Ali invece studia per diventare architetto al Politecnico di Milano. Da quel giorno Ali e Hamid hanno un problema: i quotidiani City (Rcs) e Metro (New Media Enterprise) hanno pubblicato, in prima pagina sul dorso milanese e con richiamo in prima (City) e nelle pagine milanesi (Metro), un loro primo piano mentre gridano slogan come 'Libertà per l'Iran', 'Morte al dittatore'. "Sono sicuro - spiega Nima - che la mia foto è stata trasmessa dal Consolato alle autorità iraniane: dubito di poter tornare in patria senza correre rischi; una volta entrato non potrei più uscirne e diventerei un sorvegliato speciale. Ho paura anche e soprattutto per la mia famiglia, che potrebbe subire ritorsioni'.

Le fotografie sono state scattate in violazione della Carta di Roma del 2005, protocollo firmato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei Giornalisti e dalla FNSI d'intesa con l'UNHCR, insieme alle associazioni regionali di categoria e ad alcune università, che impone particolare attenzione e riservatezza nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti. Un codice deontologico che i giornalisti di City (che con tutta probabilità hanno scattato l'immagine, non essendoci sul quotidiano alcun riferimento a fornitori esterni) e Metro (che invece ha utilizzato un'immagine Fotogramma) hanno palesemente violato, incuranti dei rischi a cui hanno sottoposto i manifestanti.

Particolare attenzione va posta - si legge sulla Carta di Roma - nei confronti di tutti questi soggetti, anche in considerazione della loro limitata conoscenza delle dinamiche mediatiche del paese ospite, e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell’esposizione attraverso i media.

In calce al protocollo di Roma si auspicava la costituzione di un Osservatorio permanente che vigilasse sul rispetto del codice. Cosa è stato fatto in questi cinque anni? In teoria la deontologia, su cui vigila l'Ordine dei Giornalisti, dovrebbe costituire il sostrato etico con cui esprimere il sacrosanto diritto di cronaca di ogni giornalista, e sarebbe bastato un semplice 'ritocco' con i moderni mezzi tecnologici per offuscare il volto dei manifestanti preservandone la sicurezza. Così non è stato, e un illecito disciplinare passato in sordina qui in Italia avrà invece ben più gravi conseguenze per questi giovani che, dall'Italia, manifestavano contro la dittatura nel loro Paese.
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 24 Marzo 2010 10:11 )
 
 

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